Transcription of III,17it
[17] Καὶ ταῦτα μὲν καὶ τὰ τοιαῦτα διὰ τῶν τεττάρων βιβλίων παραπήγνυσιν ὁ Ἄλκιμος παρασημαίνων τὴν ἐξ Ἐπιχάρμου Πλάτωνι περιγινομένην ὠφέλειαν. ὅτι δ' οὐδ' αὐτὸς Ἐπίχαρμος ἠγνόει τὴν αὑτοῦ σοφίαν, μαθεῖν ἐστι κἀκ τούτων ἐν οἷς τὸν ζηλώσοντα προμαντεύεται (DK 23 B 6)˙

ὡς δ' ἐγὼ δοκέω - δοκέων γὰρ σάφα ἴσαμι τοῦθ', ὅτι
τῶν ἐμῶν μνάμα ποκ' ἐσσεῖται λόγων τούτων ἔτι.
καὶ λαβών τις αὐτὰ περιδύσας τὸ μέτρον ὃ νῦν ἔχει,
εἷμα δοὺς καὶ πορφυροῦν μύθοισι ποικίλας καλοῖς
δυσπάλαιστος ὢν τὸς ἄλλως εὐπαλαίστως ἀποφανεῖ.

[17] Questi e simili esempi per quattro libri raccoglie Alcimo, indicando l'utilità che Platone attinse da Epicarmo. Che però Epicarmo fosse consapevole della sua saggezza, è lecito dedurlo da questi versi in cui egli presagisce un suo emulo: 47*


Come io credo, e infatti credo, questo io so chiaramente, che un giorno sarà il ricordo di queste mie parole, ancora. Uno le prenderà, le priverà del metro che hanno ora, darà loro una veste purpurea, conferirà il vario ornamento di miti; 48* egli che è invincibile mostrerà gli altri facilmente vincibili.