Transcription of VI,51it
[51] Τοὺς ἀγαθοὺς ἄνδρας θεῶν εἰκόνας εἶναι˙ τὸν ἔρωτα σχολαζόντων ἀσχολίαν. ἐρωτηθεὶς τί ἄθλιον ἐν βίῳ, ἔφη, "γέρων ἄπορος." ἐρωτηθεὶς τί τῶν θηρίων κάκιστα δάκνει, ἔφη, "τῶν μὲν ἀγρίων συκοφάντης, τῶν δὲ ἡμέρων κόλαξ." ἰδών ποτε δύο κενταύρους κάκιστα ἐζωγραφημένους ἔφη, "πότερος τούτων Χείρων ἐστί;"


τὸν πρὸς χάριν λόγον ἔφη μελιτίνην ἀγχόνην εἶναι. τὴν γαστέρα Χάρυβδιν ἔλεγε τοῦ βίου. ἀκούσας ποτὲ ὅτι Διδύμων ὁ μοιχὸς συνελήφθη, "ἄξιος," ἔφη, "ἐκ τοῦ ὀνόματος κρέμασθαι." ἐρωτηθεὶς διὰ τί τὸ χρυσίον χλωρόν ἐστιν, ἔφη, "ὅτι πολλοὺς ἔχει τοὺς ἐπιβουλεύοντας." ἰδὼν γυναῖκα ἐν φορείῳ, "οὐ κατὰ τὸ θηρίον," ἔφη, "ἡ γαλεάγρα."

[51] Definì gli uomini buoni immagini degli dèi, l'amore affare di oziosi. 94* Gli fu chiesto che cosa di misero vi fosse nella vita ed egli rispose: «Un vecchio in miseria». Gli si domandò di quali bestie fosse peggiore il morso ed egli rispose: «Del sicofante tra le bestie selvatiche, dell'adulatore tra le bestie domestiche». Vide una volta due centauri dipinti in pessimo modo e si domandò: «Quale dei due è Chirone?» 95* Un discorso per ingraziarsi qualcuno lo definiva un laccio col miele. Definiva il ventre la Cariddi della vita. Una volta sentì che l'adultero Didimone era stato sorpreso in flagrante e disse: «Già per il nome è degno della forca». 96* Alla domanda: «Perché l'oro è pallido?», rispose: «Perché ha molti insidiatori». Vedendo una donna in lettiga, disse: «La gabbia non è adatta alla selvaggina».