Transcription of VII,26it
[26] κρείττονα γὰρ εἶναι τὸν ἀκοῦσαι καλῶς δυνάμενον τὸ λεγόμενον καὶ χρῆσθαι αὐτῷ τοῦ δι' αὑτοῦ τὸ πᾶν συννοήσαντος˙ τῷ μὲν γὰρ εἶναι μόνον τὸ συνεῖναι, τῷ δ' εὖ πεισθέντι προσεῖναι καὶ τὴν πρᾶξιν.

Ἐρωτηθεὶς δέ, φησί, διὰ τί αὐστηρὸς ὢν ἐν τῷ πότῳ διαχεῖται ἔφη, "καὶ οἱ θέρμοι πικροὶ ὄντες βρεχόμενοι γλυκαίνονται." φησὶ δὲ καὶ Ἑκάτων ἐν τῷ δευτέρῳ τῶν Χρειῶν (Gomoll 24) ἀνίεσθαι αὐτὸν ἐν ταῖς τοιαύταις κοινωνίαις.

ἔλεγέ τε κρεῖττον εἶναι τοῖς ποσὶν ὀλισθεῖν ἢ τῇ γλώττῃ. τὸ εὖ γίνεσθαι μὲν παρὰ μικρόν, οὐ μὴν μικρὸν εἶναι. [οἱ δὲ Σωκράτους.] Ἦν δὲ καρτερικώτατος καὶ λιτότατος, ἀπύρῳ τροφῇ χρώμενος καὶ τρίβωνι λεπτῷ,

[26] La ragione di quest'adattamento dei versi esiodei era nella sua convinzione che colui che sa sentir bene ciò che gli vien detto e sa servirsene è superiore a chi pensa ogni cosa da sé: perché quest'ultimo ha soltanto intelligenza, l'altro obbedendo ai buoni consigli possiede anche la pratica.
Interrogato perché egli, che era austero, indulgeva talvolta a bere nei simposi, rispose: «Anche i lupini sono amari, ma bagnati diventano dolci». Ecatone nel secondo libro delle Sentenze conferma che era solito rilasciarsi in siffatte riunioni.

Soleva dire che era meglio scivolare coi piedi che con la lingua, e che ciò che è bene si conquista poco a poco, ma non è poca cosa. [Quest'ultimo motto altri attribuiscono a Socrate 53*]. Di carattere perseverante, era frugalissimo: i suoi cibi non avevano bisogno di fuoco e il suo mantello era leggero. 54*