Transcription of 11-A,1
B. I FRAMMENTI
DEI FILOSOFI DEL SESTO E QUINTO
SECOLO
(E LORO IMMEDIATI SEGUACI)

11. TALETE

A. VITA E DOTTRINA

11 A 1. DIOG. LAERT. I 22-44. (22) Il padre di Talete, dunque, come vogliono Erodoto [1 170], Duride [F.Gr.Hist. 76 F 74 II 155] e Democrito [68 B 115 a] si chiamava Examio, la madre Cleobulina, della stirpe dei Telidi che sono fenici, i più nobili tra i discendenti di Cadmo e di Agenore. (<Era uno dei sette sapienti> 1* a quanto afferma anche Platone [Protag. 343 A] e per primo fu chiamato sapiente, essendo Damasio arconte in Atene [582-81] al tempo in cui anche i sette sapienti ebbero tale nome, come testimonia Demetrio Falereo nella Lista degli arconti [F.Gr.Hist. 228 F 1 II 960]). Gli fu data la cittadinanza di Mileto quando vi giunse insieme a Nileo esiliato dalla Fenicia, ma, come i più sostengono, era cittadino originario di Mileto e di nobile famiglia. (23) Dopo la politica si dette agli studi naturali. Secondo alcuni non lasciò nessun'opera perché l'Astrologia nautica che gli viene attribuita si dice appartenga a Foco di Samo [cap. 5; cfr. 11 B 1]. Callimaco lo conosce come scopritore dell'Orsa minore quando nei Giambi afferma [fr. 191, 54 sgg. Pfeiffer. Cfr. A 3 a]:

E si diceva che avesse fissato
la figura stellata del carro, con la quale i Fenici guidano le navi.

Secondo altri compose solo due libri, Sul solstizio e Sull'equinozio [B 4], ritenendo che il resto era incomprensibile. A detta di taluni fu il primo a studiare i corpi celesti e a predire le eclissi del sole e i solstizi, come asserisce Eudemo nella Storia dell'astronomia [fr. 94 Spengel] - e perciò l'ammirano anche Senofane [21 B 19] ed Erodoto [174]. Testimoniano tale ammirazione anche Eraclito [22 B 38] e Democrito [68 B 115 a].
(24) Alcuni riferiscono che egli per primo disse immortali le anime: tra questi anche il poeta Cherilo [Kinkel 271 fr. 13]. Per primo trovò l'intervallo che corre da solstizio a solstizio e per primo secondo alcuni stabilì che la grandezza del sole è la 720.a parte dell'orbita solare <come pure che la grandezza della luna è nelle stesse proporzioni rispetto all'orbita lunare>. Per primo chiamò trentesimo l'ultimo giorno del mese. Per primo trattò della natura, come vogliono alcuni.

B. DIE FRAGMENTE
DER PHILOSOPHEN DES SECHSTEN
UND FÜNFTEN JAHRHUNDERTS
(U. UNMITTELBARER NACHFOLGER)

11[1]. THALES [I 67. 5 App.]

A. LEBEN UND LEHERE

11 A 1. DIOG. LAERT. I 22-44 (22) Ἦν τοίνυν ὁ Θαλῆς, ὡς μὲν Ἡρόδοτος [1 170] καὶ Δοῦρις [F.Gr.Hist. 76 F 74 II 155] καὶ Δημόκριτός [68 B 115 a ] φασι, πατρὸς μὲν Ἐξαμύου, μητρὸς δὲ Κλεοβουλίνης, ἐκ τῶν Θηλιδῶν, οἵ εἰσι [I 67. 10 App.] Φοίνικες, εὐγενέστατοι τῶν ἀπὸ Κάδμου καὶ Ἀγήνορος. (〈ἦν δὲ τῶν ἑπτὰ σοφῶν,〉 καθὰ καὶ Πλάτων [Protag. 343 A] φησί˙ καὶ πρῶτος σοφὸς ὠνομάσθη ἄρχοντος Ἀθήνησι Δαμασίου [582/1], καθ' ὃν καὶ οἱ ἑπτὰ σοφοὶ ἐκλήθησαν, ὥς φησι Δημήτριος ὁ Φαληρεὺς ἐν τῆι τῶν Ἀρχόντων ἀναγραφῆι [F.Gr.Hist. 228 F 1 II 960]). ἐπολιτογραφήθη δὲ ἐν Μιλήτωι, ὅτε ἦλθε σὺν Νείλεωι ἐκπεσόντι [I 67. 15] Φοινίκης: ὡς δ' οἱ πλείους φασίν, ἰθαγενὴς Μιλήσιος ἦν καὶ γένους λαμπροῦ. (23) μετὰ δὲ τὰ πολιτικὰ τῆς φυσικῆς ἐγένετο θεωρίας. καὶ κατά τινας μὲν σύγγραμμα κατέλιπεν οὐδέν˙ ἡ γὰρ εἰς αὐτὸν ἀναφερομένη Ναυτικὴ ἀστρολογία Φώκου λέγεται εἶναι τοῦ Σαμίου [c. 5 Vgl. 11 B 1]. Καλλίμαχος δ' αὐτὸν οἶδεν εὑρετὴν τῆς ἄρκτου τῆς μικρᾶς λέγων ἐν τοῖς Ἰάμβοις [fr. 94, II 259 Schneid.; s. A 3 a] [I 67. 20 App.] οὕτως˙ "καὶ τῆς ἁμάξης . . . Φοίνικες", κατά τινας δὲ μόνα δύο συνέγραψε Περὶ τροπῆς καὶ Ἰσημερίας [B 4], τὰ ἄλλ' ἀκατάληπτα εἶναι δοκιμάσας. δοκεῖ δὲ κατά τινας πρῶτος ἀστρολογῆσαι καὶ ἡλιακὰς ἐκλείψεις καὶ τροπὰς προειπεῖν, [I 68. 1 App.] ὥς φησιν Εὔδημος [fr. 94 Speng.] ἐν τῆι περὶ τῶν Ἀστρολογουμένων ἱστορίαι˙ ὅθεν αὐτὸν καὶ Ξενοφάνης [21 B 19] καὶ Ἡρόδοτος [174] θαυμάζει. μαρτυρεῖ δ' αὐτῶι καὶ Ἡράκλειτος [22 B 38] καὶ Δημόκριτος [68 B 115 a] (24) ἔνιοι δὲ καὶ αὐτὸν πρῶτον εἰπεῖν φασιν ἀθανάτους τὰς ψυχάς˙ ὧν ἐστι [I 68. 5 App.] Χοιρίλος ὁ ποιητής [p. 182 Naeke]. πρῶτος δὲ καὶ τὴν ἀπὸ τροπῆς ἐπὶ τροπὴν πάροδον εὗρεν, καὶ πρῶτος τὸ τοῦ ἡλίου μέγεθος 〈τοῦ ἡλιακοῦ κύκλου ὥσπερ καὶ τὸ τῆς σελήνης μέγεθος〉 τοῦ σεληναίου ἑπτακοσιοστὸν καὶ εἰκοστὸν μέρος ἀπεφήνατο κατά τινας. πρῶτος δὲ καὶ τὴν ὑστάτην ἡμέραν τοῦ μηνὸς τριακάδα εἶπεν. πρῶτος δὲ καὶ περὶ φύσεως διελέχθη, ὥς τινες. [I 68. 10 App.]

Aristotele [de an. A 2. 405 a 19] e Ippia [86 B 7] dicono che dette una parte di anima anche alle cose inanimate, arguendolo dalla calamita e dall'ambra. Dice Pamfila [fr. 1 F.H.G. III 520] che, avendo appreso la geometria dagli Egiziani, per primo iscrisse in un cerchio un triangolo rettangolo e sacrificò un bue. (25) Altri sostengono che fu Pitagora e tra questi Apollodoro il matematico [cfr. DIOG. LAERT. VIII 12]. (Egli portò avanti moltissimo gli studi sulle figure che, a quanto attesta Callimaco nei Giambi [cfr. A 3 a], furono trovate dal frigio Euforbo, ad esempio «i poligoni e i triangoli» e tutto quanto comprende la teoria delle linee.) Sembra che anche nel campo politico sia stato un consigliere eccellente. Quando Creso mandò ai Milesi un'ambasceria per un'alleanza, egli lo proibì e ciò salvò la città allorché Ciro vinse. A quanto testimonia Eraclide [Pontico: fr. 7 Voss = fr. 45 Wehrli] egli dice di se stesso di essere solitario e appartato. (26) Taluni vogliono che sposò ed ebbe un figlio, Cibisto: altri che rimase celibe ed adottò il figlio della sorella. Quando gli fu chiesto perché non facesse figli, rispose: «Per l'amore che porto ai figli». Dicono pure che, forzandolo la madre a sposarsi, disse: «Non è ancora tempo» e, continuando ella a insistere, quand'egli aveva oltrepassato la giovinezza, osservò: «Non è più tempo». Ieronimo di Rodi nel secondo libro dei Ricordi vari [fr. 8] dice che, volendo mostrare quanto sia facile arricchirsi, nell'imminenza della raccolta delle olive, si accaparrò previdentemente i frantoi e raccolse moltissime ricchezze.
Ἀριστοτέλης [de anima A 2. 405 a 19] δὲ καὶ Ἱππίας [86 B 7] φασὶν αὐτὸν καὶ τοῖς ἀψύχοις μεταδιδόναι ψυχῆς, τεκμαιρόμενον ἐκ τῆς λίθου τῆς μαγνήτιδος καὶ τοῦ ἠλέκτρου. παρά τε Αἰγυπτίων γεωμετρεῖν μαθόντα φησὶ Παμφίλη [fr. 1 F.H.G. III 520] πρῶτον καταγράψαι κύκλου τὸ τρίγωνον ὀρθογώνιον καὶ θῦσαι βοῦν. (25) οἱ δὲ Πυθαγόραν φασίν, ὧν ἐστιν Ἀπολλόδωρος ὁ λογιστικός [vgl. DIOG. LAERT. VIII 12]. [I 68. 15 App.] (οὗτος προήγαγεν ἐπὶ πλεῖστον, ἅ φησι Καλλίμαχος ἐν τοῖς Ἰάμβοις [cfr. A 3 a] Εὔφορβον εὑρεῖν τὸν Φρύγα οἶον "σκαληνὰ καὶ τρίγωνα" καὶ ὅσα γραμμικῆς ἔχεται θεωρίας.) δοκεῖ δὲ καὶ ἐν τοῖς πολιτικοῖς ἄριστα βεβουλεῦσθαι. Κροίσου γοῦν πέμψαντος πρὸς Μιλησίους ἐπὶ συμμαχίαι ἐκώλυσεν: ὅπερ Κύρου κρατήσαντος ἔσωσε τὴν πόλιν. καὶ αὐτὸς δέ φησιν, ὡς Ἡρακλείδης [Ponticus fr. 7 Voss] [I 68. 20 App.] ἱστορεῖ, μονήρη αὑτὸν γεγονέναι καὶ ἰδιαστήν. (26) ἔνιοι δὲ καὶ γῆμαι αὐτὸν καὶ Κύβισθον υἱὸν σχεῖν: οἱ δὲ ἄγαμον μεῖναι, τῆς δὲ ἀδελφῆς τὸν υἱὸν θέσθαι. ὅτε καὶ ἐρωτηθέντα, διὰ τί οὐ τεκνοποιεῖ, "διὰ φιλοτεκνίαν" εἰπεῖν. καὶ λέγουσιν ὅτι τῆς μητρὸς ἀναγκαζούσης αὐτὸν γῆμαι ἔλεγεν "οὐδέπω καιρός", εἶτα ἐπειδὴ παρήβησεν ἐγκειμένης εἰπεῖν "οὐκέτι καιρός". φησὶν δὲ καὶ Ἱερώνυμος ὁ Ῥόδιος ἐν τῶι [I 68. 25 App.] δευτέρωι Τῶν σποράδην ὑπομνημάτων [fr. 8 Hiller], ὅτι βουλόμενος δεῖξαι ῥάιδιον εἶναι πλουτεῖν, φορᾶς ἐλαιῶν μελλούσης ἔσεσθαι, προνοήσας ἐμισθώσατο τὰ ἐλαιουργεῖα καὶ πάμπλειστα συνεῖλε χρήματα.
(27) Riteneva che l'acqua è principio di tutto e che il mondo è animato e pieno di divinità. Dicono che abbia fissato anche le stagioni e diviso l'anno in 365 giorni.
Nessuno gli fu guida: solamente andò in Egitto e s'intrattenne coi sacerdoti. Ieronimo [fr. 21] dice che misurò anche l'altezza delle piramidi dall'ombra, avendo osservato quando la nostra ombra ha la stessa altezza del corpo. A quanto afferma Minia, [fr. 3 F.H.G. II 335], visse in stretta familiarità con Trasibulo, tiranno dei Milesi. Sono note le vicende del tripode trovato dai pescatori e inviato ai vari sapienti dal popolo di Mileto. (28) Dicono che dei giovani ionici comprarono dai pescatori milesii il contenuto di una rete: essendo stato tirato su il tripode, sorse una discussione finché i Milesi mandarono un'ambasceria a Delfo: il dio sentenziò così:

Figlio di Mileto, interroghi Febo per il tripode?
A chi è tra tutti il primo per sapienza, a questo io il tripode assegno.

Perciò lo danno a Talete, il quale lo dà a un altro e questo a un altro ancora finché giunge a Solone: ma Solone disse che primo per sapienza era il dio e lo mandò a Delfi. Callimaco nei Giambi racconta le cose diversamente, dietro informazione del milesio Meandrio [F.Gr.Hist. 492 F 18]. Secondo costui un arcade di nome Baticle lasciò una coppa e ordinò di «darla al migliore tra i sapienti». Fu data a Talete e, compiuto il giro degli altri sapienti, tornò a Talete. (29) Questi però la mandò ad Apollo Didimeo, dicendo secondo l'espressione di Callimaco [fr. 191, 76 sgg. Pfeiffer]:

Talete mi consacra al dio che veglia sul popolo di Nileo
dopo avermi ricevuto due volte come premio.

Il che in prosa suona così: «Talete figlio di Examio, milesio, ad Apollo delfico, dopo averla presa due volte come premio». Colui che aveva portato in giro la coppa era il figlio di Baticle, di nome Tirione, a quanto dice Eleusi nel libro Su Achille [F. Gr. Hist. 55 F 1 I 296] e Alessone di Mindo nel nono libro delle Leggende [F.Gr.Hist. 25 F 1 I 189].
Invece Eudosso di Cnido e Euante di Mileto [F.H.G. III 2*] sostengono che uno degli amici di Creso ricevette dal re un calice d'oro perché lo desse al più sapiente dei Greci: egli lo dette a Talete; poi di mano in mano arrivò a Chilone.

(27) ἀρχὴν δὲ τῶν πάντων ὕδωρ ὑπεστήσατο, καὶ τὸν κόσμον ἔμψυχον καὶ δαιμόνων πλήρη. τάς τε ὥρας τοῦ ἐνιαυτοῦ φασιν αὐτὸν εὑρεῖν καὶ εἰς τριακοσίας [I 68. 30 App.] ἑξήκοντα πέντε ἡμέρας διελεῖν. οὐδεὶς δὲ αὐτοῦ καθηγήσατο, πλὴν ὅτι εἰς Αἴγυπτον ἐλθὼν τοῖς ἱερεῦσι συνδιέτριψεν. ὁ δὲ Ἱερώνυμος [fr. 21 Hill.] καὶ ἐκμετρῆσαί φησιν αὐτὸν τὰς πυραμιδας [I 69. 1 App.] ἐκ τῆς σκιᾶς, παρατηρήσαντα ὅτε ἡμῖν ἰσομεγέθης ἐστίν. συνεβίω δὲ καὶ Θρασυβούλωι τῶι Μιλησίων τυράννωι, καθά φησι Μινύης [F.H.G. II 335, 3]. τὰ δὲ περὶ τὸν τρίποδα φανερὰ τὸν εὑρεθέντα ὑπὸ τῶν ἁλιέων καὶ διαπεμφθέντα τοῖς σοφοῖς ὑπὸ τοῦ δήμου τῶν Μιλησίων.
(28) φασὶ γὰρ Ἰωνικούς τινας νεανίσκους βόλον [I 69. 5 App.] ἀγοράσαι παρὰ Μιλησίων ἁλιέων. ἀνασπασθέντος δὲ τοῦ τρίποδος ἀμφισβήτησις ἦν, ἕως οἱ Μιλήσιοι ἔπεμψαν εἰς Δελφούς˙ καὶ ὁ θεὸς ἔχρησεν οὕτως˙

ἔκγονε Μιλήτου, τρίποδος πέρι Φοῖβον ἐρωτᾶις;
τίς σοφίηι πάντων πρῶτος, τούτου τρίποδ' αὐδῶ.

διδοῦσιν οὖν Θαλῆι˙ ὁ δὲ ἄλλωι καὶ ἄλλος ἄλλωι ἕως Σόλωνος˙ ὁ δὲ ἔφη σοφίαι [I 69. 10 App.] πρῶτον εἶναι τὸν θεὸν καὶ ἀπέστειλεν εἰς Δελφούς. ταῦτα δὴ ὁ Καλλίμαχος ἐν τοῖς Ἰάμβοις ἄλλως ἱστορεῖ, παρὰ Μαιανδρίου [fr. 3 F.Gr.Hist. II 335] λαβὼν τοῦ Μιλησίου. Βαθυκλέα γάρ τινα Ἀρκάδα φιάλην καταλιπεῖν καὶ ἐπισκῆψαι "δοῦναι τῶν σοφῶν ὀνηΐστωι" [s. A 3a V. 132]. ἐδόθη δὴ Θαλῆι καὶ κατὰ περίοδον πάλιν Θαλῆι˙ (29) ὁ δὲ τῶι Διδυμεῖ Ἀπόλλωνι ἀπέστειλεν εἰπὼν οὕτω κατὰ τὸν [I 69. 15 App.] Καλλίμαχον [fr. 95, II 260 Schn.]˙

Θαλῆς με τῶι μεδεῦντι Νείλεω δήμου
δίδωσι, τοῦτο δὶς λαβὼν ἀριστεῖον.

τὸ δὲ πεζὸν οὕτως ἔχει˙ "Θαλῆς Ἐξαμύου Μιλήσιος Ἀπόλλωνι Δελφινίωι Ἑλλήνων ἀριστεῖον δὶς λαβών". ὁ δὲ περιενεγκὼν τὴν φιάλην τοῦ Βαθυκλέους παῖς [I 69. 20 App.] Θυρίων ἐκαλεῖτο, καθά φησιν Ἔλευσις ἐν τῶι Περὶ Ἀχιλλέως [F. Gr. Hist. 55 F 1 I 296] καὶ Ἀλέξων ὁ Μύνδιος ἐν ἐνάτωι Μυθικῶν [F.Gr.Hist. 25 F 1 I 189].
Εὔδοξος δ' ὁ Κνίδιος καὶ Εὐάνθης ὁ Μιλήσιός
[F.H.G. III 2*] φασι τῶν Κροίσου τινὰ φίλων λαβεῖν παρὰ τοῦ βασιλέως ποτήριον χρυσοῦν, ὅπως δῶι τῶι σοφωτάτωι τῶν Ἑλλήνων˙τὸν δὲ δοῦναι Θαλῆι, καὶ περιελθεῖν εἰς Χίλωνα.

(30) Questi chiese ad Apollo Pizio chi fosse più sapiente di lui e il dio indicò Misone del quale parleremo. (Quelli che seguono Eudosso, dunque, pongono Misone al posto di Cleobulo nella lista dei sapienti, mentre Platone [Protag. 343 A] lo mette al posto di Periandro.) Di lui il Pizio profetò:
l'eteo Misone che sta in Chene io dico
che ha lo spirito più accorto del tuo.
Chi fece la richiesta era Anacarsi: Demaco il platonico [F.Gr.Hist. 65 F 6 II 16] e Clearco [fr. 70 Wehrli] vogliono che la coppa fu mandata da Creso a Pittaco e poi così passò di mano in mano.
Androne nel Tripode [fr. 1 F.H.G. II 317] attesta che gli Argivi decisero di premiare con un tripode l'eccellenza del più sapiente tra gli Elleni: fu scelto Aristodemo di Sparta il quale poi lo cedette a Chilone. (31) Di Aristodemo fa menzione anche Alceo in questi termini [fr. 360 Lobel-Page]:

Come infatti dicono che una volta Aristodemo in Sparta tenne discorso non sciocco: ricchezza è l'uomo, nessun povero fu mai buono.

Alcuni dicono che da Periandro fu mandata a Trasibulo tiranno dei Milesi una nave carica di merci: la nave fece naufragio nel mare di Cos e più tardi da alcuni pescatori fu trovato il tripode. Fanodico [fr. 4 F.H.G. IV 473] dice che il tripode fu trovato nel mare di Atene e portato in città: radunata l'assemblea fu mandato a Biante, (32) per quale motivo lo diremo parlando di Biante.
Altri dicono che era opera di Efesto e che fu dato dal dio a Pelope quando sposò: venne poi a Menelao e, rapito da Alessandro insieme ad Elena, fu gettato nel mare di Cos dalla spartana perché disse che sarebbe stato oggetto di molte contese. Più tardi, avendo alcuni uomini di Lebedo comprato il contenuto d'una rete, anche il tripode fu preso, ed essendo venuti a contesa coi pescatori, fecero ritorno a Cos: e poiché non conclusero niente, li denunciarono alla madrepatria ch'era Mileto. I Milesi mandarono un'ambasceria che però non fu tenuta in alcuna considerazione: allora mossero guerra contro quelli di Cos. Poiché molti cadevano da entrambe le parti, un oracolo intima di darlo al più saggio. Entrambi si accordarono su Talete.

(30) ὃν [I 69. 25 App.] πυνθάνεσθαι τοῦ Πυθίου, τίς αὑτοῦ σοφώτερος˙ καὶ τὸν ἀνειπεῖν Μύσωνα, περὶ οὗ λέξομεν. (τοῦτον οἱ περὶ τὸν Εὔδοξον ἀντὶ Κλεοβούλου τιθέασι, Πλάτων [Protag. 343 A] δ' ἀντὶ Περιάνδρου.) περὶ αὐτοῦ δὴ τάδε ἀνεῖπεν ὁ Πύθιος˙

Οἰταῖόν τινά φημι Μύσων(α) ἐνὶ Χηνὶ γενέσθαι
σοῦ μᾶλλον πραπίδεσσιν ἀρηρότα πευκαλίμηισιν.

[I 69. 30 App.] ὁ δὲ ἐρωτήσας ἦν Ἀνάχαρσις. Δαΐμαχος δ' ὁ Πλατωνικὸς [F.Gr.Hist. 65 F 6 II 16] καὶ Κλέαρχος [fr. 1 F.H.G. II 317] φιάλην ἀποσταλῆναι ὑπὸ Κροίσου Πιττακῶι καὶ οὕτω περιενεχθῆναι.
Ἄνδρων δ' ἐν τῶι Τρίποδι [fr. 1 F.H.G. II 347] Ἀργείους ἆθλον ἀρετῆς τῶι σοφωτάτωι τῶν Ἑλλήνων τρίποδα θεῖναι˙ κριθῆναι δὲ Ἀριστόδημον Σπαρτιάτην, ὃν [I 70. 1 App.] παραχωρῆσαι Χίλωνι. (31) μέμνηται τοῦ Ἀριστοδήμου καὶ Ἀλκαῖος [fr. 101 Diehl] οὕτως˙

ὣς γὰρ δή ποτ' Ἀριστόδαμόν φασ' οὐκ ἀπάλαμνον ἐν Σπάρται λόγον
εἰπεῖν˙χρήματ' ἀνήρ, πενιχρὸς δ' οὐδεὶς πέλετ' ἐσλός.

[I 70. 5] ἔνιοι δέ φασιν ὑπὸ Περιάνδρου Θρασυβούλωι τῶι Μιλησίων τυράννωι πλοῖον ἔμφορτον ἀποσταλῆναι˙τοῦ δὲ περὶ τὴν Κώιαν θάλασσαν ναυαγήσαντος ὕστερον εὑρεθῆναι πρός τινων ἁλιέων τὸν τρίποδα. Φανόδικος [fr. 4 F.H.G. IV 473] δὲ περὶ τὴν Ἀθηναίων θάλασσαν εὑρεθῆναι καὶ ἀνενεχθέντα εἰς ἄστυ γενομένης ἐκκλησίας Βίαντι πεμφθῆναι˙ (32) διὰ τί δέ, ἐν τῶι περὶ Βίαντος [I 82] λέξομεν.
[I 70. 10 App.] ἄλλοι φασὶν ἡφαιστότευκτον εἶναι αὐτὸν καὶ δοθῆναι πρὸς τοῦ θεοῦ Πέλοπι γαμοῦντι˙αὖθίς τε εἰς Μενέλαον ἐλθεῖν καὶ σὺν τῆι Ἑλένηι ἁρπασθέντα ὑπο Ἀλεξάνδρου ῥιφῆναι εἰς τὴν Κώιαν θάλασσαν πρὸς τῆς Λακαίνης, εἰπούσης ὅτι περιμάχητος ἔσται. χρόνωι δὲ Λεβεδίων τινῶν αὐτόθι γρῖφον ὠνησαμένων καταληφθῆναι καὶ τὸν τρίποδα, μαχομένων δὲ πρὸς τοὺς ἁλιέας γενέσθαι τὴν ἄνοδον [I 70. 15 App.] ἕως τῆς Κῶ˙ καὶ ὡς οὐδὲν ἤνυτον, τοῖς Μιλησίοις μητροπόλει οὔσηι μηνύουσιν. οἱ δ' ἐπειδὴ διαπρεσβευόμενοι ἠλογοῦντο, πρὸς τοὺς Κώιους πολεμοῦσι. καὶ πολλῶν ἑκατέρωθεν πιπτόντων ἐκπίπτει χρησμὸς δοῦναι τῶι σοφωτάτωι˙καὶ ἀμφότεροι συνήινεσαν Θαλῆι.

(33) Questi dopo che il tripode ebbe fatto il giro di tutti i sapienti, lo consacrò ad Apollo Didimeo. Il responso dato a quelli di Cos era del seguente tenore:
La lotta tra Meropi2* e Ioni non cesserà
prima che il tripode d'oro che Efesto gettò in mare
mandiate dalla città e giunga in casa dell'uomo
che saggio sia nelle cose che sono, che saranno e che furono.


Quello dato ai Milesi, invece, diceva:

O figlio di Mileto, interroghi Febo per il tripode?
e il resto com'è stato già riferito. Così stanno queste cose.
Ermippo nelle Vite [fr. 12 F.H.G. III 39] riporta a lui quel che da altri, viene detto di Socrate: diceva infatti, a quanto vogliono, che per tre motivi era riconoscente alla sorte: primo, per essere uomo e non bestia, secondo, uomo e non donna, terzo, greco e non barbaro.

(34) Si narra che, condotto da una vecchia fuori di casa per studiare le stelle, cadesse in un pozzo e che mentre egli gemeva la vecchia gli dicesse: «Tu, o Talete, non riesci a scorgere quel che hai davanti ai piedi e pretendi conoscere le cose del cielo?».
Anche Timone conosce la sua opera di astronomo e nei Silli [fr. 23 Diels] lo esalta con queste parole:

Che saggio era tra i sette saggi, Talete, studioso del cielo!
Dice Lobone argivo [fr. 8 Crönert] che i suoi scritti comprendevano 200 versi e che sulla sua statua c'era quest'iscrizione:
Mileto di Ionia nutrì ed esaltò Talete
il più venerando per sapienza tra tutti gli astronomi.
(35) e inoltre che tra i suoi detti cantati ci sono questi:
Le molte parole non rivelano mai un'opinione assennata:
cerca una sola cosa, la saggezza,
scegli una sola cosa, il bene,
perché scioglierai le lingue sfrenate dei chiacchieroni.3*
Di lui si tramandano anche queste sentenze: degli esseri il più antico è dio, perché non ha nascita; il più bello è il mondo ché è opera di dio; il più grande lo spazio, ché tutto contiene; il più veloce la mente, ché attraverso tutto corre; il più forte la necessità, ché su tutto ha dominio; il più saggio il tempo, ché tutto svela. Diceva che la morte non differisce in niente dal vivere. Gli disse uno: «E tu perché non muori?». Rispose: «Perché non c'è nessuna differenza».
(33) ὁ δὲ μετὰ τὴν περίοδον τῶι Διδυμεῖ τίθησιν Ἀπόλλωνι. Κώιοις μὲν οὖν τοῦτον ἐχρήσθη τὸν τρόπον˙

[I 70. 20 App.] οὐ πρότερον λήξει νεῖκος Μερόπων καὶ Ἰώνων,
πρὶν τρίποδα χρύσειον, ὃν Ἥφαιστος βάλε πόντωι,
ἐκ πόλιος πέμψητε καὶ ἐς δόμον ἀνδρὸς ἵκηται,
ὃς σοφὸς ἦι τά τ' ἐόντα τά τ' ἐσσόμενα πρό τ' ἐόντα.

Μιλησίοις δέ˙

[I 70. 25 App.] ἔκγονε Μιλήτου, τρίποδος πέρι Φοῖβον ἐρωτᾶις;

καὶ ὡς προείρηται. καὶ τόδε μὲν οὕτως.
Ἕρμιππος δ' ἐν τοῖς Βίοις [fr. 12 F.H.G. III 39] εἰς τοῦτον ἀναφέρει τὸ λεγόμενον ὑπό τινων περὶ Σωκράτους. ἔφασκε γάρ, φασί, τριῶν τούτων ἕνεκα χάριν ἔχειν τῆι Τύχηι˙ πρῶτον μὲν ὅτι ἄνθρωπος ἐγενόμην καὶ οὐ θηρίον, εἶτα ὅτι ἀνὴρ [I 70. 30] καὶ οὐ γυνή, τρίτον ὅτι Ἕλλην καὶ οὐ βάρβαρος.
(34) λέγεται δ' ἀγόμενος ὑπὸ γραὸς ἐκ τῆς οἰκίας, ἵνα τὰ ἄστρα κατανοήσηι, εἰς βόθρον ἐμπεσεῖν καὶ αὐτῶι ἀνοιμώξαντι φάναι τὴν γραῦν˙ "σὺ γάρ, ὦ Θαλῆ, τὰ ἐν ποσὶν οὐ δυνάμενος ἰδεῖν τὰ ἐπὶ τοῦ οὐρανοῦ οἴει γνώσεσθαι;". οἶδε δ' αὐτὸν ἀστρονομούμενον καὶ Τίμων, καὶ ἐν τοῖς Σίλλοις [fr. 23 D.] ἐπαινεῖ αὐτὸν λέγων˙

[I 70. 35 App.] οἷόν θ' ἑπτὰ Θάλητα σοφῶν σοφὸν ἀστρονόμημα.

[I 71. 1 App.] τὰ δὲ γεγραμμένα ὑπ' αὐτοῦ φησι Λόβων ὁ Ἀργεῖος [fr. 8 Crön.] εἰς ἔπη τείνειν διακόσια. ἐπιγεγράφθαι δ' αὐτοῦ ἐπὶ τῆς εἰκόνος τόδε˙

τόνδε Θαλῆν Μίλητος Ἰὰς θρέψασ' ἀνέδειξεν
ἀστρολόγων πάντων πρεσβύτατον σοφίαι.

[I 71. 5 App.] (35) τῶν τε ἀιδομένων αὐτοῦ τάδε εἶναι˙

οὔ τι τὰ πολλὰ ἔπη φρονίμην ἀπεφήνατο δόξαν˙
ἕν τι μάτευε σοφόν,
ἕν τι κεδνὸν αἱροῦ˙
λύσεις γὰρ ἀνδρῶν κωτίλων γλώσσας ἀπεραντολόγους.

[I 71. 10 App.] φέρεται δὲ καὶ ἀποφθέγματα αὐτοῦ τάδε˙ πρεσβύτατον τῶν ὄντων θεός: ἀγένητον γάρ. κάλλιστον κόσμος: ποίημα γὰρ θεοῦ. μέγιστον τόπος˙ ἅπαντα γὰρ χωρεῖ. τάχιστον νοῦς: διὰ παντὸς γὰρ τρέχει. ἰσχυρότατον ἀνάγκη˙κρατεῖ γὰρ πάντων. σοφώτατον χρόνος˙ἀνευρίσκει γὰρ πάντα. οὐδὲν ἔφη τὸν θάνατον διαφέρειν τοῦ ζῆν˙"σὺ οὖν" ἔφη τις "διὰ τί οὐκ ἀποθνήισκεις"; "ὅτι", ἔφη, "οὐδὲν [I 71. 15 App.] διαφέρει".

(36) A chi gli chiedeva che cosa fosse nato prima, la notte o il giorno, «La notte - rispose, - un giorno prima». Uno gli chiese se sfugge agli dèi chi compie un'azione ingiusta. Rispose: «Ma neppure se la pensa». Un adultero gli domandò se poteva giurare di non aver commesso adulterio: «Lo spergiuro - rispose - è peggio dell'adulterio». Interrogato che cosa sia difficile, disse: «conoscere se stessi»; che cosa sia facile «dare suggerimenti a un altro»; che cosa sia più gradito «il riuscire»; che cosa sia il divino «ciò che non ha né inizio né fine»; che cosa avesse visto di singolare «un tiranno vecchio», rispose. Gli domandarono come uno può sopportare nel modo più agevole la sventura: rispose: «Se vede i propri nemici che stanno peggio di lui»; come possiamo vivere nel modo migliore e più giusto, «Se non facciamo quel che riprendiamo negli altri». (37) Gli fu chiesto: «Chi è felice?». Rispose: «Chi è di corpo sano, d'animo sagace, d'indole bene educata». Altri suoi detti: «ricordarsi degli amici sia presenti che assenti», «non cercare di apparire bello nell'aspetto, ma di essere bello nelle azioni». Dice ancora: «non arricchire in modo disonesto, né la parola ti faccia tradire quelli che si fidano di te»; «l'aiuto che dài ai genitori - diceva - attendilo nella stessa misura dai figli». Sosteneva che il Nilo straripa perché le sue correnti sono sollevate dai venti etesii che soffiano in direzione contraria.
Apollodoro nella Cronaca [F.Gr.Hist. 244 F 28 II 1028] dice che nacque nel primo anno della 25.a olimpiade [640]; (38) e morì a 78 anni (ovvero, come attesta Sosicrate [fr. 10 F.H.G. IV 501], a 90); infatti morì nella 58.a olimpiade [548-5] e visse ai tempi di Creso al quale suggerì pure il modo di far attraversare l'Halys senza ponti deviandone la corrente [cfr. A 6].
Ci furono altri cinque personaggi dello stesso nome, come dice Demetrio di Magnesia negli Omonimi: un retore di Callatia, di cattivo gusto, un pittore di Sicione di nobili sensi, un terzo molto antico, contemporaneo di Esiodo, di Omero, di Licurgo, un quarto di cui fa menzione Duride nel libro Sulla pittura [F.Gr.Hist. 76 F 31 II 147], un quinto più giovane, di nessuna importanza e che è menzionato da Dionigi nei suoi Scritti critici.

(39) Il nostro sapiente morì già vecchio, mentre guardava una gara ginnica, per il caldo, la sete, la debolezza. Sul suo sepolcro è inciso quest'epigramma [Anth. Pal. VII 84]:

Piccolo è questo sepolcro (ma la fama arriva al cielo)
è la tomba del sapientissimo Talete.
Anche noi nel primo libro degli Epigrammi o Poesie in ogni metro gli abbiamo dedicato quest'epigramma [Anth. Pal. VII 85]:
Lui spettatore d'un agone ginnico, o Zeus Elio,
rapisti dallo stadio, il saggio Talete.
Hai fatto bene a condurtelo più vicino: il vecchio
dalla terra non riusciva più a vedere le stelle.
(40) Appartiene a lui anche il detto «conosci te stesso», che secondo Antistene nelle Successioni [F.H.G. III 182*] era di Femonoe e che poi Chilone fece suo.4*
(36) πρὸς τὸν πυθόμενον τί πρότερον γεγόνοι, νὺξ ἢ ἡμέρα, "ἡ νύξ" ἔφη "μιᾶι ἡμέραι πρότερον". ἠρώτησέ τις αὐτόν, εἰ λήθοι θεοὺς ἄνθρωπος ἀδικῶν˙ "ἀλλ' οὐδὲ διανοούμενος" ἔφη. πρὸς τὸν μοιχὸν ἐρόμενον, εἰ ὀμόσειε μὴ μεμοιχευκέναι, "οὐ χεῖρον" ἔφη "μοιχείας ἐπιορκία". ἐρωτηθεὶς τί δύσκολον, ἔφη "τὸ ἑαυτὸν γνῶναι"˙ τί δὲ εὔκολον, "τὸ ἄλλωι ὑποθέσθαι"˙ τί ἥδιστον, "τὸ ἐπιτυγχάνειν"˙ [I 71. 20 App.] τί τὸ θεῖον, "τὸ μήτε ἀρχὴν ἔχον μήτε τελευτήν". τί δὲ καινὸν εἴη τεθεαμένος, ἔφη˙ "γέροντα τύραννον". πῶς ἄν τις ἀτυχίαν ῥᾶιστα φέροι, "εἰ τοὺς ἐχθροὺς χεῖρον πράσσοντας βλέποι". πῶς ἂν ἄριστα καὶ δικαιότατα βιώσαιμεν, "ἐὰν ἃ τοῖς ἄλλοις ἐπιτιμῶμεν, αὐτοὶ μὴ δρῶμεν"˙
(37) τίς εὐδαίμων, "ὁ τὸ μὲν σῶμα ὑγιής, τὴν δὲ ψυχὴν εὔπορος, τὴν δὲ φύσιν εὐπαίδευτος". φίλων παρόντων καὶ ἀπόντων [I 71. 25] μεμνῆσθαί φησι˙ μὴ τὴν ὄψιν καλλωπίζεσθαι, ἀλλὰ τοῖς ἐπιτηδεύμασιν εἶναι καλόν. "μὴ πλούτει" φησί "κακῶς μηδὲ διαβαλλέτω σε λόγος πρὸς τοὺς πίστεως κεκοινωνηκότας". "οὓς ἂν ἐράνους εἰσενέγκηις" φησί "τοῖς γονεῦσιν, τοὺς αὐτοὺς προσδέχου καὶ παρὰ τῶν τέκνων". τὸν Νεῖλον εἶπε πληθύειν ἀνακοπτομένων τῶν ῥευμάτων ὑπὸ τῶν ἐτησίων ἐναντίων ὄντων.
[I 71. 30 App.] φησὶ δ' Ἀπολλόδωρος ἐν τοῖς Χρονικοῖς [F.Gr.Hist. 244 F 28 II 1028] γεγενῆσθαι αὐτὸν κατὰ τὸ πρῶτον ἔτος τῆς τριακοστῆς πέμπτης [ἐνάτης ?] ὀλυμπιάδος [640]. [I 72. 1 App.] (38) ἐτελεύτησε δ' ἐτῶν ἑβδομήκοντα ὀκτώ (ἤ, ὡς Σωσικράτης [fr. 10 F.H.G. IV 501] φησίν, ἐνενήκοντα)˙ τελευτῆσαι γὰρ ἐπὶ τῆς πεντηκοστῆς ὀγδόης ὀλυμπιάδος [548-5], γεγονότα κατὰ Κροῖσον, ὧι καὶ τὸν Ἅλυν ὑποσχέσθαι ἄνευ γεφύρας περᾶσαι, τὸ ῥεῖθρον παρατρέψαντα [546, vgl. auch A 6].
[I 72. 5 App.] γεγόνασι δὲ καὶ ἄλλοι Θαλαῖ, καθά φησι Δημήτριος ὁ Μάγνης ἐν τοῖς Ὁμωνύμοις, πέντε˙ ῥήτωρ Καλλατιανὸς κακόζηλος˙ ζωγράφος Σικυώνιος μεγαλοφυής˙ τρίτος ἀρχαῖος πάνυ κατὰ Ἡσίοδον καὶ Ὅμηρον καὶ Λυκοῦργον˙ (τέταρτος οὖ μέμνηται Δοῦρις ἐν τῶι Περὶ ζωγραφίας [F.Gr.Hist. 76 F 31 II 147]˙ πέμπτος νεώτερος, ἄδοξος, οὖ μνημονεύει Διονύσιος ἐν Κριτικοῖς).
[I 72. 10 App.] (39) ὁ δ' οὖν σοφὸς ἐτελεύτησεν ἀγῶνα θεώμενος γυμνικὸν ὑπό τε καύματος καὶ δίψους καὶ ἀσθενείας, ἤδη γηραιός. καὶ αὐτοῦ ἐπιγέγραπται τῶι μνήματι [Anth. Pal. VII 84]˙

ἦ ὀλίγον τόδε σᾶμα (τὸ δὲ κλέος οὐρανόμακες)
τῶ πολυφροντίστω τοῦτο Θάλητος ὅρη.

[I 72. 15 App.] ἔστι καὶ παρ' ἡμῖν ἐς αὐτὸν ἐν τῶι πρώτωι τῶν Ἐπιγραμμάτων ἢ Παμμέτρωι τόδε τὸ ἐπίγραμμα [Anth. Pal. VII 85]˙

γυμνικὸν αὖ ποτ' ἀγῶνα θεώμενον, Ἠέλιε Ζεῦ,
τὸν σοφὸν ἄνδρα Θαλῆν ἥρπασας ἐκ σταδίου.
αἰνέω ὅττι μιν ἐγγὺς ἀπήγαγες˙ ἦ γὰρ ὁ πρέσβυς
[I 72. 20 App.] οὐκέθ' ὁρᾶν ἀπὸ γῆς ἀστέρας ἠδύνατο.

(40) τούτου ἐστὶν τὸ Γνῶθι σαυτόν, ὅπερ Ἀντισθένης ἐν ταῖς Διαδοχαῖς [F.H.G. III 182*] Φημονόης εἶναί φησιν, ἐξιδιοποιήσασθαι δὲ αὐτὸ Χίλωνα.
Das folgende (40-42) s. c. 10, 1. φέρονται δὲ καὶ τοῦ Θαλοῦ ἐπιστολαὶ αἵδε (43-44).