Transcription of 12-A,11
12 A 11. HIPPOL. ref. I 6, 1-7 p. 10 sg. [Dox. 559]. (1) Dunque Anassimandro è discepolo di Talete. Anassimandro, figlio di Prassiade, di Mileto. Costui diceva che principio delle cose era una certa natura dell'infinito, dalla quale si producono i cieli e l'ordinamento che v'è in essi. Essa è eterna e insenescente [B 2] e abbraccia tutti i mondi. E chiama tempo ciò che ne determina la generazione, l'esistenza e la distruzione. (2) Costui dice che principio ed elemento delle cose è l'infinito, avendo per primo indicato il nome del principio: che inoltre il movimento è eterno e per esso di conseguenza si formano i cieli. (3) Secondo lui la terra è librata in alto, non è sostenuta da niente e rimane sospesa perché ha uguale distanza da ogni cosa [che la circonda]. Ha la forma ricurva, sferica, simile a una colonna di pietra: delle sue superfici l'una è quella sulla quale noi ci muoviamo, l'altra sta dalla parte opposta. (4) Le stelle sono sfere di fuoco staccatesi dal fuoco del cosmo, avvolte dall'aria: hanno degli sfiatatoi, una sorta di tubi a forma di aulo, da cui appaiono le stelle. Di conseguenza, quando tali sfiatatoi sono otturati, si hanno le eclissi. (5) Così la luna talvolta appare piena, talvolta scema, in rapporto alla chiusura o apertura di tali tubi. La sfera del sole è 27 volte <quella della terra, 19 volte> quella della luna. Nella zona più alta è il sole, in quella più bassa le sfere delle stelle fisse. (6) Gli esseri viventi provengono <dall'umido> fatto evaporare dal sole. All'inizio l'uomo era simile a un animale diverso [da lui] e cioè al pesce. (7) I venti sono prodotti dai soffi leggerissimi che si staccano dall'aria e, raccoltisi, si mettono in movimento: le piogge dal vapore che sotto l'azione del sole si innalza dalla terra: i fulmini poi quando il vento, piombando sulle nuvole, le squarcia. Costui era nato nel terzo anno della 42.a olimpiade [610]. 12 A 11. HIPPOL. Ref. I 6, 1-7 (D. 559 W. 10). (1) Θαλοῦ τοίνυν Ἀναξίμανδρος γίνεται ἀκροατής. Ἀ. Πραξιάδου Μιλήσιος˙ οὗτος ἀρχὴν ἔφη τῶν ὄντων φύσιν τινὰ τοῦ [I 84. 1 App.] ἀπείρου, ἐξ ἧς γίνεσθαι τοὺς οὐρανοὺς καὶ τὸν ἐν αὐτοῖς κόσμον. ταύτην δ' ἀίδιον εἶναι καὶ ἀγήρω [B 2] ἣν καὶ πάντας περιέχειν τοὺς κόσμους. λέγει δὲ χρόνον ὡς ὡρισμένης τῆς γενέσεως καὶ τῆς οὐσίας καὶ τῆς φθορᾶς. (2) οὗτος μὲν ἀρχὴν καὶ στοιχεῖον εἴρηκε τῶν ὄντων τὸ ἄπειρον, πρῶτος τοὔνομα καλέσας τῆς [I 84. 5 App.] ἀρχῆς. πρὸς δὲ τούτωι κίνησιν ἀίδιον εἶναι, ἐν ἧι συμβαίνει γίνεσθαι τοὺς οὐρανούς. (3) τὴν δὲ γῆν εἶναι μετέωρον ὑπὸ μηδενὸς κρατουμένην, μένουσαν δὲ διὰ τὴν ὁμοίαν πάντων ἀπόστασιν. τὸ δὲ σχῆμα αὐτῆς γυρόν, στρογγύλον, κίονι λίθωι παραπλήσιον [B 5]˙ τῶν δὲ ἐπιπέδων ὧι μὲν ἐπιβεβήκαμεν, ὃ δὲ ἀντίθετον ὑπάρχει. (4) τὰ δὲ ἄστρα γίνεσθαι κύκλον πυρός, ἀποκριθέντα τοῦ κατὰ τὸν [I 84. 10 App.] κόσμον πυρός, περιληφθέντα δ' ὑπὸ ἀέρος. ἐκπνοὰς δ' ὑπάρξαι πόρους τινὰς αὐλώδεις, καθ' οὓς φαίνεται τὰ ἄστρα˙ διὸ καὶ ἐπιφρασσομένων τῶν ἐκπνοῶν τὰς ἐκλείψεις γίνεσθαι. (5) τὴν δὲ σελήνην ποτὲ μὲν πληρουμένην φαίνεσθαι, ποτὲ δὲ μειουμένην παρὰ τὴν τῶν πόρων ἐπίφραξιν ἢ ἄνοιξιν. εἶναι δὲ τὸν κύκλον τοῦ ἡλίου ἑπτακαιεικοσαπλασίονα ** τῆς σελήνης, καὶ ἀνωτάτω μὲν εἶναι τὸν [I 84. 15 App.] ἥλιον, ** κατωτάτω δὲ τοὺς τῶν ἀπλανῶν ** ἀστέρων κύκλους˙ (6) τὰ δὲ ζῶια γίνεσθαι 〈ἐξ ὑγροῦ〉 ἐξατμιζομένου ὑπὸ τοῦ ἡλίου. τὸν δὲ ἄνθρωπον ἑτέρωι ζώιωι γεγονέναι, τουτέστι ἰχθύι, παραπλήσιον κατ' ἀρχάς. (7) ἀνέμους δὲ γίνεσθαι τῶν λεπτοτάτων ἀτμῶν τοῦ ἀέρος ἀποκρινομένων καὶ ὅταν ἀθροισθῶσι κινουμένων, ὑετοὺς δὲ ἐκ τῆς ἀτμίδος τῆς ἐκ γῆς ὑφ' ἥλιον ἀναδιδομένης˙ ἀστραπὰς [I 84. 20 App.] δέ, ὅταν ἄνεμος ἐμπίπτων διιστᾶι τὰς νεφέλας. οὗτος ἐγένετο κατὰ ἔτος τρίτον τῆς τεσσαρακοστῆς δευτέρας ὀλυμπιάδος [610].