Transcription of 12-A,14
12 A 14. AËT. I 3, 3 [Dox. 277]. Anassimandro, figlio di Prassiade, milesio, dice che principio di quel che esiste è l'infinito, che da questo tutte le cose provengono e in questo tutte si distruggono. Perciò si formano mondi infiniti e poi si distruggono in ciò da cui vengono. E dice che è illimitato perché non venga meno la generazione che ne consegue. Ma sbaglia perché non dice che cosa è l'infinito, se aria o acqua o terra o un qualche altro corpo. E sbaglia perché ammette la materia e sopprime la causa efficiente. In effetti l'infinito non è altro che la materia, e la materia non può essere in atto se non c'è la causa efficiente. ARISTOT. Phys. Γ 7. 207 b 35. Dal momento che si sono distinti quattro tipi di cause, è chiaro che l'infinito è causa come materia, che la sua essenza è privazione e che il sostrato in sé è ciò che è continuo e sensibile. E tutti gli altri [pensatori], si vede chiaramente, utilizzano l'infinito come materia: donde è assurdo farne il contenente e non il contenuto. ARISTOT. Phys. Γ 8. 208 a 8. ... in realtà, perché la generazione non venga meno, non è necessaria l'esistenza d'un corpo sensibile che sia infinito in atto: è possibile infatti che la distruzione d'una cosa sia la generazione di un'altra, pur rimanendo il tutto limitato. 12 A 14. AËT. de plac. I 3, 3 (D. 277) [I 85. 1 App.] Ἀναξίμανδρος δὲ Πραξιάδου Μιλήσιός φησι τῶν ὄντων ἀρχὴν εἶναι τὸ ἄπειρον˙ ἐκ γὰρ τούτου πάντα γίγνεσθαι καὶ εἰς τοῦτο πάντα φθείρεσθαι. διὸ καὶ γεννᾶσθαι ἀπείρους κόσμους καὶ πάλιν φθείρεσθαι εἰς τὸ ἐξ οὗ γίγνεσθαι. λέγει γοῦν διότι ἀπέραντόν ἐστιν, ἵνα μηδὲν ἐλλείπηι ἡ γένεσις ἡ [I 85. 5] ὑφισταμένη. ἁμαρτάνει δὲ οὗτος μὴ λέγων τί ἐστι τὸ ἄπειρον, πότερον ἀήρ ἐστιν ἢ ὕδωρ ἢ γῆ ἢ ἄλλα τινὰ σώματα. ἁμαρτάνει οὖν τὴν μὲν ὕλην ἀποφαινόμενος, τὸ δὲ ποιοῦν αἴτιον ἀναιρῶν. τὸ γὰρ ἄπειρον οὐδὲν ἄλλο ἢ ὕλη ἐστίν˙ οὐ δύναται δὲ ἡ ὕλη εἶναι ἐνέργεια, ἐὰν μὴ τὸ ποιοῦν ὑποκέηται. Vgl. ARIST. Phys. Γ 7. 207 b 35 ὡς ὕλη τὸ ἄπειρόν ἐστιν αἴτιον, καὶ ὅτι [I 85. 10 App.] τὸ μὲν εἶναι αὐτῶι στέρησις, τὸ δὲ καθ' αὑτὸ ὑποκείμενον τὸ συνεχὲς καὶ αἰσθητόν. φαίνονται δὲ καὶ οἱ ἄλλοι πάντες ὡς ὕληι χρώμενοι τῶι ἀπείρωι˙ διὸ καὶ ἄτοπον τὸ περιέχειν ποιεῖν αὐτὸ ἀλλὰ μὴ περιεχόμενον. ARIST. Phys. Γ 8. 208 a 8 οὔτε γὰρ ἵνα ἡ γένεσις μὴ ἐπιλείπηι, ἀναγκαῖον ἐνεργείαι ἄπειρον εἶναι σῶμα αἰσθητόν ...