Transcription of 21-B,2
21 B 2 [19 K., 2 D.]. ATHEN. X 413 F [dopo C 2]. Questi motivi Euripide li trasse dalle elegie di Senofane che dice:

Se qualcuno là dov'è il santuario di Zeus presso le correnti del Pisa in Olimpia, vincesse o per la velocità delle gambe o al pentatlo o alla lotta o affrontando il doloroso pugilato o quella temibile gara che chiamano pancrazio, certo apparirebbe più glorioso agli occhi dei suoi concittadini e ai giochi avrebbe il posto d'onore e la città gli offrirebbe il vitto a spese pubbliche e un dono che sarebbe per lui un cimelio; eppure, otterrebbe tutto questo, anche se vincesse alla corsa con i carri, senza esserne degno come ne sono degno io. Perché val più la nostra saggezza54* che non la forza fisica degli uomini e dei cavalli. Ben sragionevole è questa valutazione, e non è giusto apprezzare più la forza che non la benefica saggezza. Difatti, che ci sia tra il popolo un abile pugilatore o uno valente nel pentatlo o nella lotta o nella velocità delle gambe - che è la più celebrata manifestazione di forza tra quante prove gli uomini compiono negli agoni -, non per questo ne è avvantaggiato il buon ordine della città. Una gioia ben piccola le verrebbe dal fatto che uno vince una gara sulle rive del Pisa: non è questo infatti che impingua le casse della città.

21 B 2 [19 K., 2 D.]. ATHEN. X 413 F nach 21 C 2
[I 128. 5 App.] ταῦτ' εἴληφεν ὁ Εὐριπίδης ἐκ τῶν τοῦ Κολοφωνίου ἐλεγείων Ξενοφάνους οὕτως εἰρηκότος˙

ἀλλ' εἰ μὲν ταχυτῆτι ποδῶν νίκην τις ἄροιτο
ἢ πενταθλεύων, ἔνθα Διὸς τέμενος
πὰρ Πίσαο ῥοῆισ' ἐν Ὀλυμπίηι, εἴτε παλαίων
[I 128. 10 App.] ἢ καὶ πυκτοσύνην ἀλγινόεσσαν ἔχων,
5 εἴτε τι δεινὸν ἄεθλον ὃ παγκράτιον καλέουσιν,
ἀστοῖσίν κ' εἴη κυδρότερος προσορᾶν
καί κε προεδρίην φανερὴν ἐν ἀγῶσιν ἄροιτο
καί κεν σῖτ' εἴη δημοσίων κτεάνων
[I 128. 15 App.] ἐκ πόλεως καὶ δῶρον ὅ οἱ κειμήλιον εἴη˙
10 εἴτε καὶ ἵπποισιν, ταῦτά κε πάντα λάχοι -
[I 129. 1] οὐκ ἐὼν ἄξιος ὥσπερ ἐγώ. ῥώμης γὰρ ἀμείνων
ἀνδρῶν ἠδ' ἵππων ἡμετέρη σοφίη.
ἀλλ' εἰκῆι μάλα τοῦτο νομίζεται, οὐδὲ δίκαιον
προκρίνειν ῥώμην τῆς ἀγαθῆς σοφίης.
[I 129. 5 App.] 15 οὔτε γὰρ εἰ πύκτης ἀγαθὸς λαοῖσι μετείη
οὔτ' εἰ πενταθλεῖν οὔτε παλαισμοσύνην,
οὐδὲ μὲν εἰ ταχυτῆτι ποδῶν, τόπερ ἐστὶ πρότιμον
ῥώμης ὅσσ' ἀνδρῶν ἔργ' ἐν ἀγῶνι πέλει,
τοὔνεκεν ἂν δὴ μᾶλλον ἐν εὐνομίηι πόλις εἴη.
[I 129. 10] 20 σμικρὸν δ' ἄν τι πόλει χάρμα γένοιτ' ἐπὶ τῶι,
εἴ τις ἀεθλεύων νικῶι Πίσαο παρ' ὄχθας˙
οὐ γὰρ πιαίνει ταῦτα μυχοὺς πόλεως.