Transcription of 28-A,1
28. PARMENIDE
A. VITA E DOTTRINA

VITA

28 A 1. DIOG. LAERT. IX 21-23. (21) Di Senofane fu uditore Parmenide figlio di Pireto, eleata (Teofrasto nell'Epitome [phys. opin. fr. 6a; Dox. 482] dice che costui ascoltò Anassimandro; tuttavia, è certo che, ascoltato anche Senofane, non lo seguì)1*. Ebbe intimità, come disse Sozione, anche con Aminia figlio di Diochete, pitagorico, uomo povero invero, ma nobile e probo; motivo per cui anche più lo seguì e quando quello venne a morte, egli, che era di schiatta elevata e possedeva notevoli ricchezze, gli costruì un sacello. E fu Aminia non Senofane a indurlo alla vita tranquilla. Fu lui il primo a dire che la terra è sferica e che occupa il centro dell'universo2*. Disse che due sono i princìpi, fuoco e terra, e l'uno funge da demiurgo, l'altro da materia3*; (22) che gli uomini ripetono la loro prima origine dal fango, e che in loro ci sono il caldo e il freddo dei quali tutto è composto; che l'anima e l'intelletto sono la stessa cosa, come dice anche Teofrasto nella Fisica [fr. 6 a; Dox. 483], dove espone le dottrine di quasi tutti i filosofi4*. Disse duplice la filosofia: secondo verità e secondo opinione; ed è per questo che in un suo luogo dice: «Bisogna che tu impari... » [B 1, 28-30]. Anch'egli espone la sua filosofia in versi come Esiodo, Senofane e Empedocle. Disse criterio della verità il ragionamento e che le sensazioni non sono veritiere. Dice infatti: «Né... l'abitudine» [B 8, 2-5].
(23) Perciò anche Timone [fr. 44 Diels] dice di lui:

La solitaria possa di Parmenide dal grande animo,
che distolse la mente dall'inganno delle rappresentazioni.

A lui si riferisce anche il dialogo di Platone intitolato Parmenide o Delle idee. Fiorì nella 69.a olimpiade [504-1; F.Gr.Hist. 244 (Apollodoro), F 341 II 11215*]. Pare che sia stato il primo a scorgere che Espero e Lucifero sono la stessa cosa, come dice Favorino nel quinto libro dei Memorabili; altri dicono che il primo sia stato Pitagora, ma Callimaco nega che l'opera sia sua. Si dice anche che abbia dato leggi ai concittadini, come dice Speusippo nel libro Sui filosofi, e che per primo abbia sollevato l'argomento detto l'Achille, come dice Favorino nella Storia generale [fr. 14 F.H. G. III 579]. C'è stato anche un altro Parmenide, retore, che scrisse sull'arte retorica.

28 [18]. PARMENIDES
A. LEBEN UND LEHRE

LEBEN

28 A 1. DIOGENES IX 21-23 [I 217. 20 App.] (21) Ξενοφάνους δὲ διήκουσε Παρμενίδης Πύρητος Ἐλεάτης (τοῦτον Θεόφραστος ἐν τῆι Ἐπιτομῆι [Phys. Opin. fr. 6a. D. 482, 14] Ἀναξιμάνδρου φησὶν ἀκοῦσαι). ὅμως δ' οὖν ἀκούσας καὶ Ξενοφάνους οὐκ ἠκολούθησεν αὐτῶι. ἐκοινώνησε δὲ καὶ Ἀμεινίαι Διοχαίτα τῶι Πυθαγορικῶι, ὡς ἔφη [I 217. 25 App.] Σωτίων, ἀνδρὶ πένητι μέν, καλῶι δὲ καὶ ἀγαθῶι. ὧι καὶ μᾶλλον ἠκολούθησε καὶ ἀποθανόντος ἡρῶιον ἱδρύσατο γένους τε ὑπάρχων λαμπροῦ καὶ πλούτου, καὶ ὑπ' Ἀμεινίου, ἀλλ' οὐχ ὑπὸ Ξενοφάνους εἰς ἡσυχίαν προετράπη. πρῶτος δὲ οὗτος [I 218. 1 App.] τὴν γῆν ἀπέφαινε σφαιροειδῆ καὶ ἐν μέσωι κεῖσθαι. δύο τε εἶναι στοιχεῖα, πῦρ καὶ γῆν, καὶ τὸ μὲν δημιουργοῦ τάξιν ἔχειν, τὴν δὲ ὕλης. (22) γένεσίν τε ἀνθρώπων ἐξ ἡλίου πρῶτον γενέσθαι˙ αὐτὸν [?] δὲ ὑπάρχειν τὸ θερμὸν καὶ τὸ ψυχρόν, ἐξ ὧν τὰ πάντα συνεστάναι. καὶ τὴν ψυχὴν καὶ τὸν νοῦν ταὐτὸν εἶναι, [I 218. 5 App.] καθὰ μέμνηται καὶ Θεόφραστος ἐν τοῖς Φυσικοῖς [fr. 6a. D. 483, 2], πάντων σχεδὸν ἐκτιθέμενος τὰ δόγματα. δισσήν τε ἔφη τὴν φιλοσοφίαν, τὴν μὲν κατὰ ἀλήθειαν, τὴν δὲ κατὰ δόξαν. διὸ καὶ φησί που˙ 'χρεὼ ... ἀληθής' [B 1, 28-30]. καὶ αὐτὸς δὲ διὰ ποιημάτων φιλοσοφεῖ, καθάπερ Ἡσίοδός τε καὶ Ξενοφάνης καὶ Ἐμπεδοκλῆς. κριτήριον δὲ τὸν λόγον εἶπε˙ τάς τε αἰσθήσεις μὴ ἀκριβεῖς ὑπάρχειν. φησὶ [I 218. 10 App.] γοῦν˙ 'μηδέ ... ἔλεγχον' [B 1, 34-36].
(23) διὸ καὶ περὶ αὐτοῦ φησιν ὁ Τίμων˙ [fr. 44 D.]

Παρμενίδου τε βίην μεγαλόφρονος οὐ πολύδοξον,
ὅς ῥ' ἀπὸ φαντασίας ἀπάτης ἀνενείκατο νώσεις.

εἰς τοῦτον καὶ Πλάτων τὸν διάλογον γέγραφε 'Παρμενίδην' ἐπιγράψας 'ἢ περὶ [I 218. 15 App.] ἰδεῶν'. ἤκμαζε δὲ κατὰ τὴν ἐνάτην καὶ ἑξηκοστὴν ὀλυμπιάδα [504-501]. καὶ δοκεῖ πρῶτος πεφωρακέναι τὸν αὐτὸν εἶναι Ἕσπερον καὶ Φωσφόρον, ὥς φησι Φαβωρῖνος ἐν πέμπτωι Ἀπομνημονευμάτων (οἱ δὲ Πυθαγόραν)˙ Καλλίμαχος δέ φησι μὴ εἶναι αὐτοῦ τὸ ποίημα. λέγεται δὲ καὶ νόμους θεῖναι τοῖς πολίταις, ὥς φησι Σπεύσιππος ἐν τῶι Περὶ φιλοσόφων. καὶ πρῶτος ἐρωτῆσαι τὸν Ἀχιλλέα [I 218. 20] λόγον, ὡς Φαβωρῖνος ἐν Παντοδαπῆι ἱστορίαι [fr. 14 F.H. G. III 579]. γέγονε δὲ καὶ ἕτερος Παρμενίδης, ῥήτωρ τεχνογράφος.