Transcription of 28-A,48
28 A 48. AËT. [?] IV 13, 9-10 [Dox. 404]. Ipparco dice che da ciascun occhio si protendono dei raggi che con le loro estremità, quasi con prese di mani, si applicano ai corpi esterni e così producono la conoscenza di questi riguardo alla vista. Alcuni fanno seguace di questa opinione anche Pitagora, come quello che è ritenuto una garanzia della giustezza delle conoscenze, ed oltre a lui anche Parmenide, che esprimerebbe quest'opinione nei suoi versi. 28 A 48. AËT. [?] IV 13, 9. 10 (D. 404) [I 226. 25] Ἵππαρχος ἀκτῖνάς φησιν ἀφ' ἑκατέρου τῶν ὀφθαλμῶν ἀποτεινομένας τοῖς πέρασιν αὑτῶν οἱονεὶ χειρῶν ἐπαφαῖς περικαθαπτούσας τοῖς ἐκτὸς σώμασι τὴν ἀντίληψιν αὐτῶν πρὸς τὸ ὁρατικὸν ἀναδιδόναι. ἔνιοι καὶ Πυθαγόραν τῆι δόξι ταύτηι συνεπιγράφουσιν ἅτε δὴ βεβαιωτὴν τῶν μαθημάτων καὶ πρὸς τούτωι Παρμενίδην ἐμφαίνοντα τοῦτο διὰ τῶν ποιημάτων.