Transcription of 28-B,6
28 B 6. SIMPLIC. phys. 117, 2. Che proposizioni contraddittorie non sono vere contemporaneamente lo dice con quei versi nei quali biasima coloro che identificano gli opposti. Infatti dicendo: «è dato infatti essere...» [1-3], aggiunge: «eppoi inoltre da quella...» [4-9]. SIMPLIC.phys. 78, 2. Biasimati coloro che nell'intelligibile unificano l'essere e il non essere: «da cui l'essere e il non essere... » [8-9] e dopo aver scostato dalla via che ricerca il non essere: «ma tu da questa via di ricerca allontana il pensiero» [fr. 7, 2], aggiunge: «resta ancora solo ... » [fr. 8, 1 sgg]. G SIMPLIC. phys. 86, 25. Che di tutte le cose uno e identico è il concetto, quello dell'essere, Parmenide lo dice in questo passo: «bisogna che... » [1-2]. Se dunque ciò che uno dice o pensa è l'essere, di tutte le cose uno solo sarà il concetto, quello di essere: «null'altro infatti è o sarà eccetto l'essere...» [fr. 8, 36-38]39*. /

Bisogna che il dire e il pensare sia l'essere: è dato infatti essere,
mentre nulla non è; che è quanto ti ho costretto ad ammettere.
Da questa prima via di ricerca infatti ti allontano, eppoi inoltre da quella per la quale mortali che nulla sanno vanno errando, gente dalla doppia testa. Perché è l'incapacità che nel loro
petto dirige l'errante mente; ed essi vengono trascinati
insieme sordi e ciechi, istupiditi, gente che non sa decidersi,
da cui l'essere e il non essere sono ritenuti identici
e non identici, per cui di tutte le cose reversibile è il cammino.

28 B 6. [43-51 K., 51-59 St.]. SIMPL. Phys. 117, 2 (nach B 2) ὅτι δὲ ἡ [I 232. 15 App.] ἀντίφασις οὐ συναληθεύει, δι' ἐκείνων λέγει τῶν ἐπῶν δι' ὧν μέμφεται τοῖς εἰς ταὐτὸ συνάγουσι τὰ ἀντικείμενα˙ εἰπὼν γὰρ 'ἔστι γὰρ εἶναι . . . διζήσιοςεἴργω' ἐπάγει〉˙ 'αὐτὰρ . . . κέλευθος'. SIMPL. Phys. 78, 2 μεμψάμενος γὰρ τοῖς τὸ ὂν καὶ τὸ μὴ ὂν συμφέρουσιν ἐν τῶι νοητῶι 'οἷς . . . ταὐτόν' (B 6, 8. 9) καὶ ἀποστρέψας τῆς ὁδοῦ τῆς τὸ μὴ ὂν ζητούσης ἀλλὰ . . . νόημα (B 7, 2), ἐπάγει 'μοῦνος κτλ.' [I 232. 20 App.] (B 8, 1ff.). G SIMPL. Phys. 86, 25. ἀλλὰ καὶ τὸ πάντων ἕνα καὶ τὸν αὐτὸν εἶναι λόγον τὸν τοῦ ὄντος ὁ Παρμενίδης φησὶν ἐν τούτοις χρὴ τὸ λέγειν... [1-2]. ... εἰ οὖν ὅπερ ἄν τις ἢ εἴπῃ ἢ νοήσῃ τὸ ὄν ἐστι, πάντων εἷς ἔσται λόγος ὁ τοῦ ὄντος,
οὐδὲν γὰρ ἔστιν ἢ ἔσται [πάρεξ] ἄλλο πάρεξ τοῦ ἐόντος [fr. 8, 36-38]. /

χρὴ τὸ λέγειν τε νοεῖν τ' ἐὸν ἔμμεναι˙ ἔστι γὰρ εἶναι,
μηδὲν δ' οὐκ ἔστιν˙ τά σ' ἐγὼ φράζεσθαι ἄνωγα.
[I 233. 1 App.] πρώτης γάρ σ' ἀφ' ὁδοῦ ταύτης διζήσιος 〈εἴργω〉,
αὐτὰρ ἔπειτ' ἀπὸ τῆς, ἣν δὴ βροτοὶ εἰδότες οὐδὲν
[v. 5] πλάττονται δίκρανοι˙ ἀμηχανίη γὰρ ἐν αὐτῶν
στήθεσιν ἰθύνει πλαγκτὸν νόον. οἱ δὲ φοροῦνται
[I 233. 5 App.] κωφοὶ ὁμῶς τυφλοί τε τεθηπότες ἄκριτα φῦλα,
οἷς τὸ πέλειν τε καὶ οὐκ εἶναι ταὐτὸν νενόμισται
κοὐ ταὐτόν, πάντων δὲ παλίντροπός ἐστι κέλευθος.