Transcription of 47-A,24
47 A 24. EUDEM. phys. fr. 30 [SIMPLIC. phys. 467, 26]. Archita, come dice Eudemo, svolgeva l'argomento servendosi di domande:

S'io mi trovassi all'estremità dello spazio, ad esempio nel cielo delle stelle fisse, potrei tendere la mano o un bastoncino fuori di quella? o non potrei?

Dire che non si può è assurdo: ma se si ammette che si può tendere la mano fuori, quello ch'è fuori sarà corpo o spazio (e non c'è differenza, come vedremo). Si procederà dunque nello stesso modo, da estremità raggiunta ad altra estremità raggiunta, sempre ripetendo la domanda. E così, trovandosi che c'è sempre qualche cosa ove può giungere il bastoncino, è evidente che questo qualche cosa è infinito. Ora, se esso è corpo, l'assunto è dimostrato; se è spazio, dato che lo spazio è ciò in cui è o può essere un corpo, e che quando si parla delle sostanze eterne s'ha da dire senz'altro che è quello che è in potenza, anche così sarà dimostrato che infiniti sono corpo e spazio.

47 A 24. EUDEM. Phys. fr. 30 (SIMPL. Ph. 467, 26) Ἀ. δὲ, ὥς φησιν Εὔδημος, οὕτως ἠρώτα τὸν λόγον˙
'ἐν τῶι ἐσχάτωι οἷον τῶι ἀπλανεῖ οὐρανῶι
[I 431. 1 App.] γενόμενος πότερον ἐκτείναιμι ἂν τὴν χεῖρα ἢ τὴν ῥάβδον εἰς τὸ ἔξω ἢ οὔ; καὶ τὸ μὲν οὖν μὴ ἐκτείνειν ἄτοπον˙ εἰ δὲ ἐκτείνω, ἤτοι σῶμα ἢ τόπος τὸ ἐκτὸς ἔσται (διοίσει δὲ οὐδέν, ὡς μαθησόμεθα). ἀεὶ οὖν βαδιεῖται τὸν αὐτὸν τρόπον ἐπὶ τὸ ἀεὶ λαμβανόμενον πέρας καὶ ταὐτὸν ἐρωτήσει, καὶ εἰ ἀεὶ ἕτερον ἔσται. [I 431. 5] ἐφ' ὃ ἡ ῥάβδος, δῆλον ὅτι καὶ ἄπειρον. καὶ εἰ μὲν σῶμα, δέδεικται τὸ προκείμενον˙ εἰ δὲ τόπος, ἔστι δὲ τόπος τὸ ἐν ὧι σῶμά ἐστιν ἢ δύναιτ' ἂν εἶναι, τὸ δὲ δυνάμει ὡς ὂν χρὴ τιθέναι ἐπὶ τῶν ἀιδίων, καὶ οὕτως ἂν εἴη σῶμα ἄπειρον καὶ τόπος.