Transcription of 59-A,43
59 A 43. ARISTOT. metaph. A 3. 984 a 11. Anassagora di Clazomene, che per età gli [a Empedocle; cfr. 31 A 6] è anteriore ma posteriore per attività, dice che i princìpi sono infiniti; e infatti quasi tutti gli omeomeri, come l'acqua o il fuoco, egli dice che nascono e periscono solo per composizione e separazione e che in altro modo non nascono né periscono, ma durano eterni. ARISTOT. de cael. Γ 3. 302 a 28. A proposito degli elementi Anassagora la pensa in modo opposto a Empedocle. Questo, infatti, dice che il fuoco e gli altri elementi dello stesso ordine sono gli elementi dei corpi e che tutti i corpi si formano da questi: Anassagora il contrario: elementi sono gli omeomeri, voglio dire ad esempio la carne, l'osso e ciascuno di questi, mentre l'aria e il fuoco sono mistione di questi e di tutti gli altri semi; entrambi questi sono un aggregato di tutti gli invisibili omeomeri. Perciò dice che tutte le cose nascono da questi e chiama la stessa cosa «fuoco» ed «etere». G ARISTOT. de cael. Γ 3. 302 b 11. E innanzi tutto bisogna osservare che [gli elementi] non sono illimitati, come ritengono alcuni e in primo luogo quelli che pongono elementi tutti gli omeomeri, come anche Anassagora. Nessuno di coloro che così pensano intende rettamente il termine «elemento». Infatti vediamo molti dei corpi composti dividersi in omeomeri, ad esempio la carne e l'osso e il legno e la pietra. Di conseguenza, se è vero che il composto non è elemento, non tutto quel che è omeomero è elemento, ma solo quel che è indivisibile in cose diverse da sé per specie, come si è già detto. /
59 A 43. ARISTOT. metaph. A 3. 984 a 11 Ἀ. δ' ὁ Κλαζομένιος τῆι μὲν ἡλικίαι πρότερος ὢν τούτου [Emped. vgl. 31 A 6], τοῖς δ' ἔργοις ὕστερος, ἀπείρους εἶναί φησι τὰς ἀρχάς. σχεδὸν γὰρ ἅπαντα τὰ ὁμοιομερῆ (καθάπερ ὕδωρ ἢ πῦρ) οὕτω [II 17. 15 App.] γίγνεσθαι καὶ ἀπόλλυσθαί φησι συγκρίσει καὶ διακρίσει μόνον, ἄλλως δ' οὔτε γίγνεσθαι οὔτ' ἀπόλλυσθαι, ἀλλὰ διαμένειν ἀίδια. ARISTOT. de caelo Γ 3. 302 a 28 Ἀ. δ' Ἐμπεδοκλεῖ ἐναντίως λέγει περὶ τῶν στοιχείων. ὁ μὲν γὰρ πῦρ καὶ τὰ σύστοιχα τούτοις στοιχεῖά φησιν εἶναι τῶν σωμάτων καὶ συγκεῖσθαι πάντ' ἐκ τούτων, Ἀ. δὲ τοὐναντίον˙ τὰ γὰρ ὁμοιομερῆ στοιχεῖα, λέγω δ' οἷον σάρκα καὶ ὀστοῦν καὶ τῶν τοιούτων [II 17. 20 App.] ἕκαστον˙ ἀέρα δὲ καὶ πῦρ μείγματα τούτων καὶ τῶν ἄλλων σπερμάτων πάντων˙ εἶναι γὰρ ἑκάτερον αὐτῶν ἐξ ἀοράτων ὁμοιομερῶν πάντων ἠθροισμένον. διὸ καὶ γίγνεσθαι πάντ' ἐκ τούτων˙ τὸ γὰρ πῦρ καὶ τὸν αἰθέρα προσαγορεύει ταὐτό. G ARISTOT. de cael. Γ 3. 302 b 11 Πρῶτον μὲν οὖν ὅτι οὐκ ἔστιν ἄπειρα, καθάπερ οἴονταί τινες, θεωρητέον, καὶ πρῶτον τοὺς πάντα τὰ ὁμοιομερῆ στοιχεῖα ποιοῦντας, καθάπερ καὶ Ἀναξαγόρας. Οὐθεὶς γὰρ τῶν οὕτως ἀξιούντων ὀρθῶς λαμβάνει τὸ στοιχεῖον˙ ὁρῶμεν γὰρ πολλὰ καὶ τῶν μικτῶν σωμάτων εἰς ὁμοιομερῆ διαιρούμενα, λέγω δ' οἷον σάρκα καὶ ὀστοῦν καὶ ξύλον καὶ λίθον. Ὥστ' εἴπερ τὸ σύνθετον οὐκ ἔστι στοιχεῖον, οὐχ ἅπαν ἔσται τὸ ὁμοιομερὲς στοιχεῖον, ἀλλὰ τὸ ἀδιαίρετον εἰς ἕτερα τῷ εἴδει, καθάπερ εἴρηται πρότερον. /