Transcription of 80-A,1
80. PROTAGORA

A. VITA E DOTTRINA

80 A 1. DIOG. LAERT. IX 50-56. Protagora, figlio di Artemone, o di Meandrio, come dicono Apollodoro [F.Gr.Hist. 244 F 70 II 1040] e Dinone nel quinto libro delle sue Storie persiane [fr. 6 F.H.G. II 90. Cfr. A 2], nacque ad Abdera, a quanto afferma Eraclide Pontico nella sua opera Delle leggi [fr. 21 Voss],1* aggiungendo che scrisse leggi per Turii; ma secondo Eupoli, negli Adulatori [fr. 146 I 297 Kock. Cfr. A 11], fu di Teo; dice infatti:

C'è Protagora dentro, quel di Teo.

Tanto lui che Prodico di Ceo guadagnavano leggendo discorsi da loro composti; e Platone nel suo Protagora [316 A] dice che Prodico aveva voce profonda. Protagora fu scolaro di Democrito. (Era soprannominato Sapienza, come dice Favorino nelle sue Storie varie [fr. 36 F.H.G. III 583]).2* (51) Fu il primo a dire che su ogni oggetto ci sono due ragionamenti contrapposti3* che applicò anche, per il primo, al dialogo4* Inoltre cominciò un libro con queste parole:

Di tutte le cose misura è l'uomo: di quelle che sono, per ciò che sono, di quelle che non sono, per ciò che non sono [cfr. B 1].

Diceva inoltre che l'anima non è nient'altro che le sensazioni, come attesta anche Platone nel Teeteto [152 sgg.],5*e che tutto è vero. Un altro suo scritto cominciava così [cfr. B 4]:

Riguardo agli dèi, non ho la possibilità di accertare né che sono né che non sono: opponendosi a ciò molte cose: l'oscurità dell'argomento e la brevità della vita umana.
(52) E proprio per questa frase iniziale fu cacciato via dagli Ateniesi, e i suoi libri, sequestrati da un banditore a chiunque li possedesse, furon bruciati nell'agora.
Fu il primo ad esigere un compenso di cento mine. Anche fu il primo a distinguere i tempi del verbo, a spiegare la potenza del momento giusto,6* a istituir gare dialettiche, a fornir sofismi agli amanti di contese; e astraendo dal pensiero sottilizzò sulla parola, creando così quel genere di discorsi eristici ora tanto in voga; al che allude Timone, quando dice di lui [fr. 47 Diels]:

Protagora attaccabrighe, maestro nel disputare.

(53) Anche da lui prese le mosse la forma di discorso cosiddetta socratica.7 * E quel ragionamento con cui Antistene cercava di dimostrare che la contraddizione non è possibile, è stato lui il primo a sostenerlo, secondo afferma Platone nell'Eutidemo [286 C]. Per il primo insegnò il metodo di confutare dei temi dati, come afferma il dialettico Artemidoro8* nel libro Contro Crisippo. Fu lui a inventare il cosiddetto cercine, su cui si portano i carichi, come dice Aristotele nel suo libro Dell'educazione [fr. 63 Rose]; perché faceva il facchino, come attesta in un luogo anche Epicuro [fr. 172 p. 153, 2];9* e fu così che Democrito, al vederlo legar con arte le legna, lo prese in stima. Distinse per primo nel discorso quattro modi: preghiera, interrogazione, risposta, ingiunzione; (54) (secondo altri, sette: narrazione, interrogazione, risposta, ingiunzione, relazione, preghiera, citazione) che egli chiamò cardini del discorso. Secondo Alcidamante [fr. 8 O. A. II 155 b 36]10* invece si trattava di quattro specie di discorso: affermazione, negazione, interrogazione, invocazione. Dei suoi discorsi lesse per primo quello Degli dèi, di cui s'è riportato sopra il principio; lesse ad Atene in casa di Euripide, o, secondo alcuni, in casa di Megaclide; altri dicono nel Liceo; e gli fece da lettore il suo scolaro Arcagora, figlio di Teodoto. Lo accusò Pitodoro di Polizelo, uno dei quattrocento; ma Aristotele dice che fu Evatio [fr. 67 Rose. Cfr. B 6].
(55) I libri che di lui si conservano sono: *** Arte eristica, Della lotta, Delle scienze esatte, Dello Stato, Dell'ambizione, Delle virtù, Della costituzione originaria [dell'uomo ?], Degl'inferi, Delle azioni disoneste, Regolamento, Azione giudiziaria per l'onorario, Antilogie, libri I e II. Questi sono i libri a lui attribuiti.11*
Anche Platone ha scritto un dialogo su di lui. Racconta Filocoro [F.Gr.Hist. 328 F 217] che, navigando egli verso la Sicilia, la nave affondò; e che a questo allude Euripide nel suo Issione [p. 490 N2].12* Alcuni lo fan morire nel viaggio, a circa novant'anni. (56) Apollodoro [F.Gr.Hist. 244 F 71 II 1040] dice a settanta; e che fece il sofista per quaranta, e fiorì nella 84.a olimpiade [444-1].13*
Si racconta che una volta chiese l'onorario al suo scolaro Evatlo; e obbiettandogli questo: «Ma io non ho ancora vinto nessuna causa», gli ribatté: «Ma se vincerò io, dovrò averlo perché ho vinto; se tu, perché hai vinto tu». [cfr. B 6].
C'è stato anche un altro Protagora, astronomo, per il quale anche scrisse un epicedio Euforione; e un terzo, filosofo stoico.

80 [74]. PROTAGORAS

A. LEBEN UND LEHRE

80 A 1. DIOG. IX 50 ff. [II 253. 15 App.] Πρωταγόρας Ἀρτέμωνος ἤ, ὡς Ἀπολλόδωρος [F.Gr.Hist. 244 F 70 II 1040] καὶ Δίνων ἐν Περσικῶν ε̅ [fr. 6 F.H.G. II 90. Vgl. A 2], Μαιανδρίου Ἀβδηρίτης, καθά φησιν Ἡκρακλείδης ὁ Ποντικὸς ἐν τοῖς Περὶ νόμων [fr. 21 Voss], ὃς καὶ Θουρίοις νόμους γράψαι φησὶν αὐτόν˙ ὡς δ' Εὔπολις ἐν Κόλαξιν [fr. 146 I 297 K.], Τήιος˙ φησὶ γάρ˙ 'ἔνδοθι μέν ἐστι Πρωταγόρας ὁ Τήιος'. οὗτος καὶ Πρόδικος ὁ [II 253. 20] Κεῖος λόγους ἀναγινώσκοντες ἠρανίζοντο˙ καὶ Πλάτων ἐν τῶι Πρωταγόραι [316 A] φησὶ βαρύφωνον εἶναι τὸν Πρόδικον. διήκουσε δ' ὁ Πρωταγόρας Δημοκρίτου. (ἐκαλεῖτό τε Σοφία, ὥς φησι Φαβωρῖνος ἐν Παντοδαπῆι ἱστορίαι [fr. 36 F.H.G. III 583, näml. Demokrit, vgl. oben II 85, 1. 87, 26]). (51) καὶ πρῶτος ἔφη δύο λόγους εἶναι περὶ παντὸς πράγματος ἀντικειμένους ἀλλήλοις [II 253. 25 App.] [B 6a]˙ οἷς καὶ συνηρώτα, πρῶτος τοῦτο πράξας. ἀλλὰ καὶ ἤρξατό που τοῦτον τὸν τρόπον˙ 'πάντων . . . ἔστιν' [B 1]. ἔλεγέ τε μηδὲν εἶναι ψυχὴν παρὰ τὰς αἰσθήσεις, καθὰ καὶ Πλάτων φησὶν ἐν Θεαιτήτωι [152 ff.], καὶ πάντα εἶναι ἀληθῆ. καὶ ἀλλαχοῦ δὲ τοῦτον ἤρξατο τὸν τρόπον˙ 'περὶ μὲν θεῶν οὐκ ἔχω εἰδέναι οὔθ' ὡς εἰσὶν . . . ἀνθρώπου' [B 4]. (52) διὰ ταύτην δὲ τὴν ἀρχὴν τοῦ [II 253. 30 App.] συγγράμματος ἐξεβλήθη πρὸς Ἀθηναίων, καὶ τὰ βιβλία αὐτοῦ κατέκαυσαν ἐν τῆι ἀγορᾶι ὑπὸ κήρυκι ἀναλεξάμενοι παρ' ἑκάστου τῶν κεκτημένων.
[II 254. 1 App.] οὗτος πρῶτος μισθὸν εἰσεπράξατο μνᾶς ἑκατόν˙ καὶ πρῶτος μέρη χρόνου διώρισε καὶ καιροῦ δύναμιν ἐξέθετο καὶ λόγων ἀγῶνας ἐποιήσατο καὶ σοφίσματα τοῖς πραγματολογοῦσι προσήγαγε˙ καὶ τὴν διάνοιαν ἀφεὶς πρὸς τοὔνομα διελέχθη καὶ τὸ νῦν ἐπιπόλαιον γένος τῶν ἐριστικῶν ἐγέννησεν˙ ἵνα καὶ Τίμων φησὶ περὶ [II 254. 5 App.] αὐτοῦ˙ 'Πρωταγόρης τ' ἐπίμεικτος ἐριζέμεναι εὖ εἰδώς' [fr. 47 D.]. (53) οὗτος καὶ τὸ Σωκρατικὸν εἶδος τῶν λόγων πρῶτος ἐκίνησε. καὶ τὸν Ἀντισθένους λόγον τὸν πειρώμενον ἀποδεικνύειν, ὡς οὐκ ἔστιν ἀντιλέγειν, οὗτος πρῶτος διείλεκται, καθά φησι Πλάτων ἐν Εὐθυδήμωι [286 C]. καὶ πρῶτος κατέδειξε τὰς πρὸς τὰς θέσεις ἐπιχειρήσεις, ὥς φησιν Ἀρτεμίδωρος ὁ διαλεκτικὸς ἐν τῶι Πρὸς Χρύσιππον. [II 254. 10 App.] καὶ πρῶτος τὴν καλουμένην τύλην, ἐφ' ἧς τὰ φορτία βαστάζουσιν, εὗρεν, ὥς φησιν Ἀριστοτέλης ἐν τῶι Περὶ παιδείας [fr. 63 R.]˙ φορμοφόρος γὰρ ἦν, ὡς καὶ Ἐπίκουρός πού φησι [s. 68 A 9], καὶ τοῦτον τὸν τρόπον ἤρθη πρὸς Δημοκρίτου ξύλα δεδεκὼς ὀφθείς. διεῖλέ τε τὸν λόγον πρῶτος εἰς τέτταρα, εὐχωλήν, ἐρώτησιν, ἀπόκρισιν, [II 254. 15 App.] ἐντολήν˙ (54) (οἱ δέ, εἰς ἑπτά, διήγησιν, ἐρώτησιν, ἀπόκρισιν, ἐντολήν, ἀπαγγελίαν, εὐχωλήν, κλῆσιν), οὓς καὶ πυθμένας εἶπε λόγων. Ἀλκιδάμας δὲ [fr. 8 O. A. II 155 b 36] τέτταρας λόγους φησί, φάσιν, ἀπόφασιν, ἐρώτησιν, προσαγόρευσιν. πρῶτον δὲ τῶν λόγων ἑαυτοῦ ἀνέγνω τὸν Περὶ θεῶν, οὗ τὴν ἀρχὴν ἄνω [II 253, 28] παρεθέμεθα˙ ἀνέγνω δ' Ἀθήνησιν ἐν τῆι Εὐριπίδου οἰκίαι ἤ, ὥς τινες, ἐν τῆι Μεγακλείδου˙ ἄλλοι ἐν Λυκείωι, μαθητοῦ τὴν φωνὴν [II 254. 20 App.] αὐτῶι χρήσαντος Ἀρχαγόρου τοῦ Θεοδότου. κατηγόρησε δ' αὐτοῦ Πυθόδωρος Πολυζήλου, εἷς τῶν τετρακοσίων˙ Ἀριστοτέλης δ' Εὔαθλόν φησιν [fr. 67; s. B 6]. (55) ἔστι δὲ τὰ σωιζόμενα αὐτοῦ βιβλία τάδε˙ **
Τέχνη ἐριστικῶν,
[II 255. 1 App.] Περὶ πάλης, Περὶ τῶν μαθημάτων, Περὶ πολιτείας, Περὶ φιλοτιμίας, Περὶ ἀρετῶν, Περὶ τῆς ἐν ἀρχῆι καταστάσεως, Περὶ τῶν ἐν Ἅιδου, Περὶ τῶν οὐκ ὀρθῶς τοῖς ἀνθρώποις πρασσομένων, Προστακτικός, Δίκη ὑπὲρ μισθοῦ, Ἀντιλογιῶν α̅β̅. καὶ ταῦτα μὲν αὐτῶι τὰ βιβλία.
[II 255. 5 App.] γέγραφε δὲ καὶ Πλάτων εἰς αὐτὸν διάλογον. φησὶ δὲ Φιλόχορος [F.Gr.Hist. 328 F 217] πλέοντος αὐτοῦ εἰς Σικελίαν τὴν ναῦν καταποντωθῆναι˙ καὶ τοῦτο αἰνίττεσθαι Εὐριπίδην ἐν τῶι Ἰξίονι [aufgeführt 410-8, p. 490 N2]. ἔνιοι κατὰ τὴν ὁδὸν τελευτῆσαι αὐτόν, βιώσαντα ἔτη πρὸς τὰ ἐνενήκοντα. (56) Ἀπολλόδωρος [F.Gr.Hist. 244 F 71 II 1040] δέ φησιν ἑβδομήκοντα, σοφιστεῦσαι δὲ [II 255. 10] τεσσαράκοντα καὶ ἀκμάζειν κατὰ τὴν τετάρτην καὶ ὀγδοηκοστὴν ὀλυμπιάδα [444-1]. Folgt Epigramm des Diog.
λέγεται δέ ποτε αὐτὸν ἀπαιτοῦντα τὸν μισθὸν Εὔαθλον τὸν μαθητὴν ἐκείνου εἰπόντος 'ἀλλ' οὐδέπω νίκην νενίκηκα' εἰπεῖν 'ἀλλ' ἐγὼ μὲν ἂν νικήσω, ὅτι ἐγὼ ἐνίκησα, λαβεῖν με δεῖ˙ ἐὰν δὲ σύ, ὅτι σύ'. [vgl. B 6 Spengel Συν. τεχν. p. 26 ff.].
[II 255. 15 App.] γέγονε δὲ καὶ ἄλλος Πρωταγόρας ἀστρολόγος, εἰς ὃν καὶ Εὐφορίων [p. 31 Scheidweiler] ἐπικήδειον ἔγραψε˙ καὶ τρίτος Στωικὸς φιλόσοφος.