Transcription of 80-B,1
B. FRAMMENTI

LA VERITÀ O DISCORSI SOVVERTITORI.44*

80 B 1. SEXT. EMP. adv. math. VII 60. Alcuni compresero anche Protagora di Abdera nella schiera di quei filosofi che aboliscono una norma di giudizio, per il fatto che afferma che tutte le parvenze e opinioni son vere, e che la verità è tale relativamente a qualcosa, per ciò che tutto quel che appare o è opinato da uno, esiste nell'atto stesso come relativo a lui. Appunto egli comincia i suoi Discorsi sovvertitori45* proclamando:

Di tutte le cose misura è l'uomo: di quelle che sono, per ciò che sono, di quelle che non sono, per ciò che non sono.46*

PLAT. Theaet. 151 E-152 A. [Socrate e Teeteto:] - Tu rischi d'aver detto tutt'altro che una sciocchezza circa la conoscenza; anzi, proprio quel che diceva Protagora.47* L'ha espresso in un altro modo, ma il pensiero è lo stesso. Dice infatti in un punto che di tutte le cose è misura l'uomo: di quelle che sono, per ciò che sono, di quelle che non sono, per ciò che non sono. L'avrai certo letto? - L'ho letto, e più volte. - E non vuol dire con ciò che quali le singole cose appaiono a me, tali sono per me, e quali a te, tali per te, perché uomo sei tu come son io?... ma non avviene alle volte che, soffiando lo stesso vento, uno di noi sente freddo, e l'altro no? e uno appena appena, e un altro molto? - Sicuro! - O allora, questo vento, come lo diremo in se stesso: freddo o non freddo? o dovremo credere a Protagora, che per chi ha freddo è freddo, e per chi no, no? - Parrebbe. - Vale a dire che anche appare così, all'uno e all'altro? - Sì. - E dir che appare è come dir che si sente? - Lo stesso. - Dunque apparenza e sensazione sono la stessa cosa, sia per il caldo, sia per altri casi analoghi. Quali infatti ciascuno sente le cose, tali anche è probabile che esse siano per ciascuno. PLAT. Theaet. 161 C. [Socrate:] Quanto al resto, mi va proprio a genio la sua teoria, che cioè quel che pare a ciascuno, quello anche è; solo mi ha stupito il modo come comincia: che cioè al principio della sua Verità non abbia detto esser misura delle cose o il porco o il cinocefalo o un qualunque altro più strano essere tra quelli dotati di senso; così avrebbe cominciato a parlarci in tono solenne, anzi addirittura sprezzante, per dimostrarci che, mentre noi ammiravamo lui come un dio per la sua sapienza, egli non si trovava ad essere, quanto a intelligenza, niente di meglio d'un girino, nonché d'un altr'uomo.

B. FRAGMENTE

ΠΡΩΤΑΓΟΡΟΥ ΑΛΗΘΕΙΑ ἢ ΚΑΤΑΒΑΛΛΟΝΤΕΣ

80 B 1. SEXT. adv. math. VII 60 [II 262. 30] καὶ Πρωταγόραν δὲ τὸν Ἀβδηρίτην ἐγκατέλεξάν τινες τῶι χορῶι τῶν ἀναιρούντων τὸ κριτήριον φιλοσόφων, ἐπεί φησι πάσας τὰς φαντασίας καὶ τὰς δόξας ἀληθεῖς ὑπάρχειν [II 263. 1 App.] καὶ τῶν πρός τι εἶναι τὴν ἀλήθειαν διὰ τὸ πᾶν τὸ φανὲν ἢ δόξαν τινὶ εὐθέως πρὸς ἐκεῖνον ὑπάρχειν. ἐναρχόμενος γοῦν τῶν Καταβαλλόντων ἀνεφώνησε˙ 'πάντων χρημάτων μέτρον ἐστὶν ἄνθρωπος, τῶν μὲν ὄντων ὡς ἔστιν, τῶν δὲ οὐκ ὄντων [II 263. 5 App.] ὡς οὐκ ἔστιν'. Vgl. II 253, 26. 258, 13ff. 261, 17.
PLAT. Theaet. 151 E 152 A [Sokr. und Theaet.] Κινδυνεύεις μέντοι λόγον οὐ φαῦλον εἰρηκέναι περὶ ἐπιστήμης, ἀλλ' ὃν ἔλεγε καὶ Πρωταγόρας. τρόπον δέ τινα ἄλλον εἴρηκε τὰ αὐτὰ ταῦτα. φησὶ γάρ που πάντων χρημάτων μέτρον ἄνθρωπον εἶναι, τῶν
[II 263. 10] μὲν ὄντων ὡς ἔστι, τῶν δὲ μὴ ὄντων ὡς οὐκ ἔστιν. ἀνέγνωκας γάρ που; - Ἀνέγνωκα καὶ πολλάκις. - Οὐκοῦν οὕτως πως λέγει, ὡς οἷα μὲν ἕκαστα ἐμοὶ φαίνεται, τοιαῦτα μὲν ἔστιν ἐμοί, οἷα δὲ σοί, τοιαῦτα δὲ αὖ σοί˙ ἄνθρωπος δὲ σύ τε κἀγώ; . . . ἆρ' οὐκ ἐνίοτε πνέοντος ἀνέμου τοῦ αὐτοῦ ὁ μὲν ἡμῶν ῥιγῶι, ὁ δ' οὔ; καὶ [II 263. 15 App.] ὁ μὲν ἠρέμα, ὁ δὲ σφόδρα; - Καὶ μάλα. - Πότερον οὖν τότε αὐτὸ ἐφ' ἑαυτοῦ τὸ πνεῦμα ψυχρὸν ἢ οὐ ψυχρὸν φήσομεν, ἢ πεισόμεθα τῶι Πρωταγόραι ὅτι τῶι μὲν ῥιγῶντι ψυχρόν, τῶι δὲ μὴ οὔ; - Ἔοικεν. - Οὐκοῦν καὶ φαίνεται οὕτως ἑκατέρωι; - Ναί. - Τὸ δέ γε φαίνεται αἰσθάνεται ἔστιν; - Ἔστιν γάρ. - Φαντασία ἄρα [II 264. 1 App.] καὶ αἴσθησις ταὐτὸν ἔν τε θερμοῖς καὶ πᾶσι τοῖς τοιούτοις. οἷά γ' ἄρ' αἰσθάνεται ἕκαστος, τοιαῦτα ἑκάστωι καὶ κινδυνεύει εἶναι. PLAT. Theaet. 161 C Sokr. Τὰ μὲν ἄλλα μοι πάνυ ἡδέως εἴρηκεν, ὡς τὸ δοκοῦν ἑκάστωι τοῦτο καὶ ἔστιν˙ τὴν δ' ἀρχὴν τοῦ λόγου τεθαύμακα, ὅτι [II 264. 5 App.] οὐκ εἶπεν ἀρχόμενος τῆς Ἀληθείας ὅτι πάντων χρημάτων μέτρον ἐστὶν ὗς ἢ κυνοκέφαλος ἤ τι ἄλλο ἀτοπώτερον τῶν ἐχόντων αἴσθησιν, ἵνα μεγαλοπρεπῶς καὶ πάνυ καταφρονητικῶς ἤρξατο ἡμῖν λέγειν, ἐνδεικνύμενος ὅτι ἡμεῖς μὲν αὐτὸν ὥσπερ θεὸν ἐθαυμάζομεν ἐπὶ σοφίαι, ὁ δ' ἄρα ἐτύγχανεν ὢν εἰς φρόνησιν οὐδὲν βελτίων βατράχου [II 264. 10 App.] γυρίνου, μὴ ὅτι ἄλλου του ἀνθρώπων. Vgl. A 21 a.