Transcription of 89-A,4
89 A 4. p. 98, 17. (1) E appunto, ogni uomo dev'essere padrone di sé in modo assoluto; e tale soprattutto sarà, ove egli sappia esser superiore agli averi, per causa dei quali tanti si corrompono, e non risparmi la propria vita pur di applicare con ogni zelo la giustizia e di perseguire la virtù; rispetto ai quali due doveri i più sono cedevoli. (2) E lo sono, perché sono attaccati alla propria anima, e l'anima è come dire la vita; e perciò la risparmiano e l'hanno cara per amor della vita e per le consuetudini in cui sono cresciuti; e poi sono avidi del denaro a cagion delle cose che metton loro spavento. (3) Quali sono queste cose? Le malattie, la vecchiaia, le perdite imprevedute, vale a dire non quelle applicate dalle leggi (queste si possono prevedere ed evitare), ma altre come incendi, morti di familiari o di animali, e altre simili calamità, che minacciano o il corpo, o l'anima, o le sostanze. (4) Per tutte queste ragioni ogni uomo aspira alla ricchezza, per poter avere il denaro necessario a fronteggiarle. (5) Ed anche altre ce ne sono, le quali non meno delle anzidette stimolano l'uomo ad arricchirsi: le rivalità reciproche, le emulazioni, i predomini, per i quali scopi i denari hanno somma importanza, perché concorrono a raggiungerli. (6) Ma chi è onesto davvero, si serve per conquistare la gloria non di un ornamento estraneo ed esterno a lui, ma del suo proprio merito. 89 A 4. p. 98, 17. (1) καὶ μὴν ἐγκρατέστατόν γε δεῖ εἶναι πάντα ἄνδρα διαφερόντως˙ τοιοῦτος δ' ἂν μάλιστα, εἴ τις τῶν χρημάτων κρείσσων εἴη, πρὸς ἃ πάντες [II 401. 35 App.] διαφθείρονται, καὶ τῆς ψυχῆς ἀφειδὴς ἐπὶ τοῖς δικαίοις ἐσπουδακὼς καὶ τὴν ἀρετὴν μεταδιώκων˙ πρὸς ταῦτα γὰρ δύο οἱ πλεῖστοι ἀκρατεῖς εἰσι. (2) διὰ τοιοῦτον [II 402. 1 App.] δέ τι ταῦτα πάσχουσιν˙ φιλοψυχοῦσι μέν, ὅτι τοῦτο ἢ ζωή ἐστιν ἢ ψυχή˙ ταύτης οὖν φείδονται καὶ ποθοῦσιν αὐτὴν διὰ φιλίαν τῆς ζωῆς καὶ συνήθειαν ᾗ συντρέφονται˙ φιλοχρηματοῦσι δὲ τῶνδε εἵνεκα, ἅπερ φοβεῖ αὐτούς. (3) τί δ' ἐστὶ ταῦτα; αἱ νόσοι, τὸ γῆρας, αἱ ἐξαπιναῖοι ζημίαι, οὐ τὰς ἐκ τῶν νόμων λέγω [II 402. 5 App.] ζημίας (ταύτας μὲν γὰρ καὶ εὐλαβηθῆναι ἔστι καὶ φυλάξασθαι), ἀλλὰ τὰς τοιαύτας, πυρκαϊάς, θανάτους οἰκετῶν, τετραπόδων, ἄλλας αὖ συμφοράς, αἳ περίκεινται αἱ μὲν τοῖς σώμασιν, αἱ δὲ ταῖς ψυχαῖς, αἱ δὲ τοῖς χρήμασι. (4) τούτων δὴ οὖν ἕνεκα πάντων, ὅπως ἐς ταῦτα ἔχωσι χρῆσθαι τοῖς χρήμασι, πᾶς ἀνὴρ τοῦ πλούτου ὀρέγεται. (5) καὶ ἄλλ' ἄττα δέ ἐστιν ἅπερ οὐχ ἧσσον ἢ τὰ προειρημένα [II 402. 10 App.] ἐξορμᾷ τοὺς ἀνθρώπους ἐπὶ τὸν χρηματισμόν, αἱ πρὸς ἀλλήλους φιλοτιμίαι καὶ οἱ ζῆλοι καὶ αἱ δυναστεῖαι, δι' ἃς τὰ χρήματα περὶ πολλοῦ ποιοῦνται, ὅτι συμβάλλεται εἰς τὰ τοιαῦτα. (6) ὅστις δέ ἐστιν ἀνὴρ ἀληθῶς ἀγαθός, οὗτος οὐκ ἀλλοτρίῳ κόσμῳ περικειμένῳ τὴν δόξαν θηρᾶται, ἀλλὰ τῇ αὑτοῦ ἀρετῇ.