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      - Venemo, disse Giove, al fiume Eridano; il quale
non so come trattarlo; e che è in terra e che è in cielo,
mentre le altre cose, de le quali siamo in proposito, facendosi
in cielo, lasciâro la terra. Ma questo e che è qua, e
che è là; e che è dentro, e che è fuori; e che è alto, e che
è basso; e che ha del celeste, e che ha del terrestre; e che
è là, ne l'Italia, e che è qua, nella region australe; or non
mi par cosa a cui bisogna donare, ma a cui convegna che
sia tolto qualche luogo. - Anzi, disse Momo, o Padre,
mi par cosa degna (poi che ha questa proprietade l'Eridano
fiume di posser medesimo esser suppositale- e personalmente
in piú parti) che lo facciamo essere ovunque
sarà imaginato, nominato, chiamato e riverito: il che tutto
si può far con pochissima spesa, senza interesse alcuno,
e forse non senza buon guadagno. Ma sia di tal sorte, che
chi mangiarà de suoi pesci imaginati, nominati, chiamati
e riveriti, sia come, verbigrazia, non mangiasse; chi similmente
beverà de le sue acqui, sia pur come colui che non
ha da bere; chi parimente l'arà dentro del cervello, sia
pur come colui che l' ha vacante e vodo; chi di medesima
maniera arà la compagnia de le sue Nereidi e Ninfe,
non sia men solo che colui che è anco fuor di se stesso.
- Bene! disse Giove; qua non è pregiudizio alcuno, atteso
che per costui non averrà che gli altri rimagnano senza
cibo, senza da bere, senza che gli reste qualche cosa in
cervello e senza compagni, per essere quel lor mangiare,
bere, averlo in cervello e tenere in compagnia, in imaginazione,
in nome, in voto, in riverenza; però sia, come
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Momo propone, e veggio che gli altri confirmano. Sia dunque
l'Eridano in cielo, ma non altrimente che per credito ed
imaginazione. Là onde non impedisca, che in quel medesimo
luogo veramente vi possa essere qualch'altra cosa di
cui in un altro di questi prossimi giorni definiremo; perché
bisogna pensare sopra di questa sedia, come sopra quella
de l'Orsa maggiore.
Bruno Best 808-809