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conto seguire, ma non si possono a patto alcuno raggiungere.
Ma de’ tempi nostri coltissimi si lavorano delle belle opere
d’ingegno, nelle quali altri possono ergersi in isperanza, non
che di raggiungerli, di avvanzarli.       A tutto ciò, cred’io, avendo avuto riguardo N. N., ha
scritto le presenti Annotazioni alla «Commedia» di Dante,
nelle quali con quel difficil nesso di chiarezza e di brievitá
fa verisimile la storia delle cose o fatti o persone che vi si
mentovano dal poeta; — spiega con ragionevolezza i di lui
sentimenti, onde si può venire in cognizione della bellezza
o leggiadria, dell’ornamento o dell’altezza de’ di lui parlari
(che è la maniera piú efficace per conseguire la lingua de’
buoni scrittori, con entrare nello spirito di ciò che han sentito e
che essi han voluto dire: onde nel Cinquecento per tal via
riuscirono tanti chiarissimi scrittori latini, ed in prosa ed in
verso, innanzi di celebrarsi i Calepini e tanti altri dizionari);
— trallascia ogni morale e molto piú altra scienziata allego‐
ria; — non vi si pone in catedra a spiegare l’arte poetica, ma
tutto si adopera che la gioventú il legga con quel piacere che
gustano le menti umane, ove, senza pericolo di nausearsi,
apparano molto in brieve da’ lunghi commenti, ne’ quali i
commentatori a disagio sogliono ridurre tutto ciò ch’essi com‐
mentano. Perciò le stimo utilissime in questa etá particolar‐
mente, nella quale si vuol sapere il propio delle cose con
nettezza e facilitá.
Vico DantNic 82