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umana societá, la qual è tutta l’occupazion della gloria. Giu‐
risprudenza incomparabilmente piú degna sopra quella delle
leggi o di Atene o di Sparta o di Roma, le tre piú luminose
cittá che fiorirono nella scorsa di tutti i tempi e nella distesa
di tutte le nazioni, i diritti delle quali furono picciole parti‐
celle di questo diritto universal ed eterno. Sapienza degna
del popolo romano, della cui grandezza non vide il sole mag‐
gior al mondo, come, senza punto d’adulazione, Virgilio con‐
cede a’ greci tutte le belle arti dell’ingegno, concede le scienze
riposte, concede la gloria del bel parlare, ma riserba la sa‐
pienza di tal diritto a’ romani:       Excudent alii spirantia mollius aëra       (Credo equidem), vivos ducent de marmore vultus       Orabunt caussas melius, caelique meatus       Describent radio, et surgentia sidera dicent:       Tu regere imperio populos, Romane, memento.       Hae tibi erunt artes: pacique imponere morem,       Parcere subiectis et debellare superbos.       Perché questa scienza è propia delle sovrane potenze, e
perciò, dalla romana sappientemente praticata, fece tutta la
romana grandezza: ma non è ella professata pubblicamente
sotto le monarchie, perché i monarchi la racchiudono dentro
i lor gabinetti; non nelle repubbliche aristocratiche, perché
sol importa saperla a’ loro senati regnanti, de’ quali l’anima,
con cui reggono e vivono, è ’l segreto di Stato. E per ciò il
grande Ugone Grozio ne ’ncominciò prima di ogni altro a
trattare, e per la sua innarrivabile erudizione e dottrina, che
v’abbisognavano, ne divenne principe in tale sorta di studi:
perch’era cittadino di una repubblica libera popolare, nella
quale per civil natura cotale scienza debbe a tutti essere pub‐
blica, ove ogni cittadino dee esser ben informato di tal di‐
ritto per comandare giustamente o guerre o paci o allianze
o altra delle parti che ne compiono l’intiero subbietto. Ch’è
la cagione per la quale ne son erette pubbliche cattedre in
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