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vincie, nelle quali, come si è sopra qui detto, stesero i romani
il diritto delle clientele eroiche, nel far le guerre si confonde‐
vano sotto il nome romano e si sperdevano dentro la luce della
romana gloria, e perciò furono appellati «soci de’ romani»:
come i vassalli di Ulisse, i vassalli di Enea, quali certamente
Virgilio gli ci descrive quando Enea gli raccolse per l’imbarco,
furono detti soci di questi eroi; ed in ragion romana privata i
servi e figliuoli di famiglia si nascondono sotto le persone de’
loro padri e signori. Talché questi sono i veri caratteri poetici
civili di persone o maschere, come di generi che comprendono
molti uomini per la propietá della gente o casato, come, in
veritá, a chi vi rifletta, altro non sono le armi gentilizie. Onde
poi i poeti particolari furono fatti accorti ad intendere i generi
de’ costumi, e ne fecero caratteri poetici morali, per insegnare
il volgo incapace d’intendergli per generi quali gl’insegnano
i filosofi. La qual cosa, se sta cosí, porta di séguito cinque
importanti veritá:
i
      [361] Che la poesia fu l’abbozzo sul quale cominciò a dirozzarsi
la metafisica, che è la regina delle scienze riposte. Tanto è
lontano dal vero che dalla sapienza riposta provenne la poesia!
ii
      [362] Che i falsi poetici sono gli stessi che i veri in generale de’
filosofi, con la sola differenza che quelli sono astratti e questi
vestiti d’immagini: perché si avvertisca quanto egli sia mali‐
zioso, se l’intende, o quanto ignorante, se non l’intende,
chiunque scrive che a’ filosofi disconvenga la lezion de’ poeti;
quando il vero de’ poeti è in un certo modo piú vero del vero
degli storici, perché è un vero nella sua idea ottima, e ’l vero
degli storici sovente è vero per capriccio, per necessitá, per
fortuna.
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