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razioni acconce, espressioni per [gli] effetti o per le cagioni, per le
parti o per gl’intieri, circonlocuzioni minute, aggiunti indivi‐
duanti e di propi episodi: che sono tutte maniere nate per farsi
intendere chi ignora appellar le cose con voci propie o parla
con altrui con cui non ha voci convenute per farsi intendere.
Oltrecché, gli episodi sono propi delle donnicciuole e de’ con‐
tadini, che non sanno trascegliere il propio delle cose che lor
bisogna e tralasciare ciò che non appartenga al loro proposito.
Ma le frequenti ellissi, o sieno parlari difettuosi, i pleonasmi
o parlari soverchi, le onomatopee o imitazioni di voci o suoni,
gli accorciamenti delle voci che ancora si usano nella poesia
italiana, le parole congiunte che si osservano frequentissime
nella lingua tedesca, a chi vi rifletta ben sopra, sembreranno
tutte maniere propie dell’infanzia delle lingue: siccome i par‐
lari antichi, di che si servono i poeti, certamente in lingua
latina è lecito rincontrargli co’ parlari usati nelle comedie e
nelle formole sollenni e nelle leggi antiche, che senza dubbio
dovettero esser presi da mezzo a essa latina favella volgare.
Il parlare contorto egli è naturale effetto di chi non sappia o
sia impedito spiegarsi tutto, come si può osservare negl’irati
e rispettosi, che profferiscono il retto e l’obbliquo, che loro ap‐
partiene, e tacciono i verbi. E certamente la lingua tedesca è
raggirata piú della latina, come la latina lo è piú della greca:
su che noi qui ci ammendiamo di ciò che ne avevamo scritto
altrove.
Capo xxxvii

Scoverta de’ princípi comuni a tutte le lingue articolate.
      [367] Per questa istessa origine della poesia da noi discoverta si
scuoprono i princípi comuni a tutte le lingue articolate sopra
questa osservazione dell’umanitá: che i fanciulli nati in questa
copia di lingue e che, da nati appena, incominciano ad udir voci
umane, quantunque forniti di fibre mollissime e sommamente
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