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cedevoli, pur cominciano a pronunziare le parole monosil‐
labe e con grande difficultá. Or quanto in grado quanto si
voglia maggiore egli è lecito intendersi della difficultá di pro‐
nunziare che sperimentar dovettero i primi uomini di Obbes,
di Grozio, di Pufendorfio, e con veritá quelli delle disumanate
razze di Caino innanzi, di Cam e Giafet dopo il Diluvio, anzi di
esso Adamo, che pose i nomi alle cose, i quali tutti furono
con organi duri di voce, perché di corpi robusti. Ci compruo‐
vano la congettura le interiezioni e i pronomi: quelle, che sono
le prime voci articolate all’impeto di violenti passioni o di ti‐
more o di gioia o di dolore o d’ira; i pronomi, che sono le
prime voci per significare l’idee umane, che non sapevano
ancora con voci convenute appellare: le quali voci d’entrambe
le spezie sono presso che tutte monosillabe in tutte le lingue.
Certamente la lingua tedesca, senza dubbio lingua originaria,
è prodotta da radici tutte monosillabe. E qui nasce da sé una
dimostrazione dell’ultima antichitá della lingua santa, niente
alterata da’ suoi primi princípi, che compongano quasi tutto il
suo corpo voci di una o due sillabe.
Capo xxxviii

Scoverta delle vere cagioni della lingua latina

ed al di lei esemplo delle altre tutte.
      [368] Poiché adunque è una gran pruova delle prime origini delle
lingue la scabrezza e semplicitá delle voci che dovettero na‐
scere da prima nelle nazioni — perché è propio degli elementi
lo essere semplici e rozzi, — perciò le cagioni della lingua la‐
tina si ritruovano di gran lunga diverse da quelle che inge‐
gnosamente ne pensò Giulio Cesare Scaligero, i princípi tut‐
t’altri di quelli che acutamente ne divisò Francesco Sanzio, al
cui esemplo lo stesso dee dirsi di quelli che della greca ne
meditò Platone nel Cratilo, sulle cui orme noi ingenuamente
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