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xxviii
      [506] Che Numa fosse stato discepolo di Pittagora. — Che anche
da Livio si niega.
xxix
      [507] I viaggi di Pittagora per lo mondo, altrimenti incredibili
da noi sopra dimostri, si fanno veri per ciò: che poi si truo‐
varono uniformi per lo mondo molti dogmi insegnati da esso
Pittagora.
xxx
      [508] Che Servio Tullio ordinò in Roma il censo. — Ma quello
che per lo dominio bonitario dovevano i plebei pagare a’ padri,
non giá quello che fu il fondamento della libertá popolare.
xxxi
      [509] Che Bruto avesse ordinata la libertá popolare. — Ma egli
riordinò la libertá de’ signori e, co’ due consoli annali, abbozzò
la popolare, come apertamente l’avverte Livio.
xxxii
      [510] Che in Roma, sul cominciare la libertá, fossero state tur‐
bolenze agrarie alla fatta di quelle mosse da’ Gracchi. — Ma
furono agrarie della seconda spezie, cioè del dominio ottimo
de’ campi da comunicarsi per gli padri a’ plebei; come altre
della prima spezie, cioè del dominio bonitario, dovettero muo‐
versi innanzi sotto il regno di Servio Tullio, che rassettolle
col censo.
xxxiii
      [511] Che vi si menarono colonie della spezie dell’ultime a noi
conosciute. — Ma furono colonie della seconda spezie, in con‐
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