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spiegatezza, appresso Cesare e Tacito, essere state piene le
Gallie, la Germania, la Brettagna, allora ancor fresche nazioni,
come di caterve di vassalli sotto certi loro príncipi e capi. E
si legge espressamente costume del popolo di Dio, siccome piú
de’ gentili giusto e magnanimo, dai cui patriarchi dovettero
rifuggire nell’Assiria i clienti malmenati da’ caldei per godere
una servitú piú benigna: poiché Abramo con la sua famiglia,
che dovette essere a lui stata lasciata da’ suoi maggiori, fa
guerra coi re confinanti.
Capo xxxi

Scoverta di feudi ne’ tempi eroici.
      [149] Quindi si ritruova diritto universale delle genti eroiche una
certa spezie di feudi. De’ quali vi sono due luoghi, pur troppo
sopra ogni altro evidenti, in Omero. Uno dell’Iliade, dove
Agamennone per gli ambasciatori offre ad Achille una delle sue
figliuole, qual piú gli aggrada, in moglie con in dote sette terre
popolate di bifolchi e di pastori. L’altro, nell’Odissea, dove
Menelao dice a Telemaco, che va ritruovando il padre Ulisse,
che, se egli fosse capitato nel suo reame, esso gli arebbe fab‐
bricato una cittá e da altre sue terre vi arebbe fatto passare
i vassalli, che l’avessero onorato e servito. Talché dovette es‐
sere una spezie di feudi — appunto quali le genti del Setten‐
trione risparsero per l’Europa — da principio con quelle stesse
propietá che tai feudi ritengono tuttavia nella Polonia, Dani‐
marca, Littuania, Svezia, Norvegia, e restarono nelle leggi a’
romani di certi vassalli, che son detti «glebae addicti», «ad‐
scripticii», «censiti». Da’ quali feudi si è dimostrato altrove
aver avuto incominciamento i diritti civili di tutte le nazioni.
Onde Giacomo Cuiacio ritruova in sommo grado acconce tutte
l’espressioni della piú elegante giurisprudenza romana a signi‐
ficare la natura e le propietá de’ feudi nostrali; e né pur Grozio
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