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      [1266] [557] .... E con una di queste famiglie dovette Abramo far
guerre co’ re gentili. [CMA4] Cosí si può far verisimile la storia
romana d’intorno alla calogna da Appio decemviro tramata contro
Virginia, ch’ella fusse sua schiava, perché in que’ tempi i plebei
erano come schiavi de’ nobili.
      [1267] [564*] Ma i gramatici latini, ignari di quest’origini di cose,
che dovevano dar lor la scienza dell’origini delle voci, essendo
lor pervenuta la voce «lucus» in significazione di «bosco sagro»
(perché ne’ primi tempi con aspetto di sagre si guardavano tutte
le cose profane), ed osservando che folti fronzuti arbori con dense
ombre facevano le delizie de’ boschetti sagri, si finsero l’antifrasi
con cui fosse «lucus» stato detto perché «non lucet». Come se
gli autori delle lingue, ch’erano tutti senso quando le si forma‐
rono, come sta appiena sopra dimostro, avesser dato i nomi alle
cose dalle loro negazioni, le quali non lasciano vestigio in esso
intelletto, tanto non posson fare impression alcuna ne’ sensi!
      [1268] [565-6] .... pei quali forse fu immaginata Venere maschia,
natane in mente de’ poeti eroi la fantastica idea dal veder essi
quant’erano brutti, laidi, sozzi, irsuti, squallidi e rabuffati gli uomini
empi che si rifuggivan a’ lor asili: nel quale stato sarebbono degni
d’andare alcuni dotti con la loro sfumata letteratura, a’ quali do‐
vrebbe far capo Bayle, che sostiene che senza religione si possa
vivere, e che si viva di fatto, [in] umana societá. Di questa bellezza,
e non d’altra, furono vaghi gli spartani .... come osserva Antonio
Fabro nella Giurisprudenza papinianea. [CMA4] E con la stessa
eroica propietá Orazio dovette dire «infame monstrum» la regina
Cleopatra, maritata a Marc’Antonio senza aver con lui il gius divino
de’ romani auspíci comune.
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