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e dove aveva fabbricato le prime armi, che furono,
come abbiam detto, l' aste bruciate in punta, stesa l'idea
di tal'armi, fabbricar'i fulmini a Giove; perchè Vulcano
aveva dato fuoco alle selve, per osservar'a Cielo
aperto, donde i fulmini fussero mandati da Giove.
      L' altra Divinità, che nacque tra queste antichissime
cose umane, fu quella di Venere; la quale fu
un carattere della bellezza civile; onde honestas restò
a significare e nobiltà, e bellezza, e virtù: perchè
con quest'ordine dovettero nascere queste tre idee; che
prima fussesi intesa la bellezza civile, ch'apparteneva
agli Eroi: dopo la naturale, che cade sotto gli umani
sensi, però di uomini di menti scorte, e comprendevoli,
che sappiano discernere le parti, e combinarne
la convenevolezza nel tutto d'un corpo, nello che la
bellezza essenzialmente consiste; onde i contadini, e gli
uomini della lorda plebe nulla, o assai poco s'intendono
di bellezza: lo che dimostra l'errore de' Filologi,
i quali dicono, che in questi tempi scempj e balordi,
ch'ora qui ragioniamo, si eleggevano gli Re dall'aspetto
de' loro corpi belli, e ben fatti; perchè tal Tradizione
è da intendersi della bellezza civile, ch'era la nobiltà
d'essi Eroi, come orora diremo: finalmente s'intese
la bellezza della virtù, la quale si appella honestas, e s'intende
sol da' Filosofi. Laonde della bellezza civile dovetter'
esser belli Apollo, Bacco, Ganimede, Bellerofonte,
Teseo
con altri Eroi; per gli quali forse fu immaginata
Venere maschia. Dovette nascere l' idea della bellezza
civile
in mente de' Poeti Teologi, dal veder'essi
gli empj rifuggiti alle loro Terre esser uomini d'aspetto,
e brutte bestie di costumi. Di tal bellezza, e non d'altra
vaghi furono gli Spartani, gli Eroi della Grecia,
che gittavano dal monte Taigeta i parti brutti, e deformi,
cioè fatti da nobili Femmine senza la solennità delle
nozze
; che debbon'esser'i mostri, che la Legge delle XII.
Vico SN44 257