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Tavole comandava gittarsi in Tevere: perchè non è
punto verisimile, ch'i Decemviri in quella parsimonia
di leggi propia delle prime Repubbliche avessero pensato
a' mostri naturali, che sono sì radi, che le cose
rade in natura si dicon mostri; quando in questa copia
di leggi, della quale or travagliamo, i Legislatori lasciano
all' arbitrio de' giudicanti le cause, ch'avvengono
rade volte. Talchè questi dovetter'esser'i Mostri detti
prima, e propiamente civili; d'un de' quali intese
Panfilo, ove venuto in falso sospetto, che la donzella
Filumena fusse gravida, dice,
      ....... Aliquid mostri alunt;
e così restaron detti nelle Leggi Romane, le quali dovettero
parlare con tutta propietà, come osserva Antonio
Fabro
nella Giurisprudenza Papinianea, lo che sopra
si è altra volta ad altro fine osservato. Laonde
questo dee essere quello, che con quanto di buona fede,
con altrettanta ignorazione delle Romane Antichità,
ch'egli scrive, dice Livio, che, se comunicati fussero
da' Nobili i connubj a' plebei, ne nascerebbe la prole

secum ipsa discors, ch' è tanto dire, quanto
mostro mescolato di due nature, una Eroica de' Nobili,
altra ferina d'essi plebei, che agitabant connubia
more ferarum
; il qual motto prese Livio
da alcuno Antico Scrittor d'Annali, e l'usò senza
scienza: perocchè egli il rapporta in senso, se i Nobili
imparentassero co' plebei
: perchè i plebei in quel loro
misero stato di quasi schiavi no 'l potevano pretendere
da' Nobili; ma domandarono la ragione di contrarre
nozze sollenni
, che tanto suona connubium; la qual ragione
era solo de' Nobili; ma delle fiere niuna d'una
spezie usa con altra di altra spezie: talchè è forza dire,
ch'egli fu un motto, col quale in quella eroica contesa
i Nobili volevano schernir' i plebei, che non avendo auspicj
pubblici
, i quali con la loro solennità facevano le
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