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de' Filosofi, non poteva fingere gli Dei, e gli Eroi
cotanto leggieri: ch' altri ad ogni picciolo motivo di
contraria ragione, quantunque commossi, e turbati,
s'acquetano, e si tranquillano: altri nel bollore di violentissime
collere, in rimembrando cosa lagrimevole,
si dileguano in amarissimi pianti; appunto come nella
ritornata barbarie d'Italia, nel fin della quale provenne
Dante, il Toscano Omero, che pure non cantò altro,
che Istorie, si legge, che Cola di Rienzo, la cui Vita
dicemmo sopra esprimer'al vivo i costumi degli Eroi di
Grecia
, che narra Omero, mentre mentova l'infelice
stato Romano oppresso da' Potenti in quel tempo, esso,
e coloro, appo i quali ragiona, prorompono in dirottissime
lagrime
: al contrario altri da sommo dolor'afflitti,
in presentandosi loro cose liete, come al saggio
Ulisse
la cena da Alcinoo, si dimenticano affatto de' guaj,
e tutti si sciogliono in allegria: altri tutti riposati, e
quieti, ad un'innocente detto d'altrui, che lor non
vada all'umore, si risentono cotanto, e montano in
sì cieca collera, che minacciano presente atroce morte
a chi 'l disse: come quel fatto d' Achille, che riceve
alla sua tenda Priamo, il quale di notte con la scorta
di Mercurio per mezzo al campo de' Greci era venuto
tutto solo da essolui, per riscattar'il cadavero, com'altra
volta abbiam detto, di Ettorre; l'ammette a cenar
seco; e per un sol detto, il quale non gli va a seconda,
ch'all'infelicissimo padre cadde innavvedutamente
di bocca per la pietà d'un sì valoroso figliuolo, dimenticato
delle santissime leggi dell'Ospitalità; non
rattenuto dalla fede, onde Priamo era venuto tutto solo
da essolui, perchè confidava tutto in lui solo; nulla
commosso dalle molte, e gravi miserie di un tal Re,
nulla dalla pietà di tal Padre, nulla dalla venerazione
di un tanto vecchio; nulla riflettendo alla Fortuna
comune, della quale non vi ha cosa, che più vaglia
Vico SN44 382