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      [123] Questa degnitá addita il fonte inesausto di tutti gli errori
presi dall’intiere nazioni e da tutt’i dotti d’intorno a’ princípi
dell’umanitá; perocché da’ loro tempi illuminati, colti e ma‐
gnifici, ne’ quali cominciarono quelle ad avvertirle, questi a
ragionarle, hanno estimato l’origini dell’umanitá, le quali do‐
vettero per natura essere picciole, rozze, oscurissime.
      [124] A questo genere sono da richiamarsi due spezie di borie
che si sono sopra accennate: una delle nazioni ed un’altra
de’ dotti.
iii

      [125] Della boria delle nazioni udimmo quell’aureo detto di Dio‐
doro sicolo: che le nazioni, o greche o barbare, abbiano avuto
tal boria: d’aver esse prima di tutte l’altre ritruovati i comodi
della vita umana e conservar le memorie delle loro cose fin
dal principio del mondo.
      [126] Questa degnitá dilegua ad un fiato la vanagloria de’ caldei,
sciti, egizi, chinesi, d’aver essi i primi fondato l’umanitá dell’an‐
tico mondo. Ma Flavio Giuseffo ebreo ne purga la sua nazione,
con quella confessione magnanima ch’abbiamo sopra udito:
che gli ebrei avevano vivuto nascosti a tutti i gentili. E la
sagra storia ci accerta l’etá del mondo essere quasi giovine a
petto della vecchiezza che ne credettero i caldei, gli sciti, gli
egizi e fin al dí d’oggi i chinesi. Lo che è una gran pruova
della veritá della storia sagra.
iv

      [127] A tal boria di nazioni s’aggiugne qui la boria de’ dotti, i
quali, ciò ch’essi sanno, vogliono che sia antico quanto che ’l
mondo.
      [128] Questa degnitá dilegua tutte le oppinioni de’ dotti d’intorno
alla sapienza innarrivabile degli antichi; convince d’impostura
gli oracoli di Zoroaste caldeo, d’Anacarsi scita, che non ci son
pervenuti, il Pimandro di Mercurio Trimegisto, gli orfici (o
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